mercoledì 8 agosto 2018

Italia e mal governo








Quando e Se, chi governa un Paese, usa il potere per umiliare meschinamente, mediocremente i più deboli, tutti siamo più deboli; meschini, mediocri. 
E quel Paese, questa Italia mai stata nostra bensì del mondo 
-dove non vedo razze e religioni ma Uomini-, 
è già perso: sotto ogni aspetto.






martedì 7 agosto 2018

Eccomi, ancora







(Gestisci, danza coi tuoi fantasmi -finiranno di parlare solo quando tu, finirai-, per arrivare alla luce che cerchi: diversa faccia di stessa medaglia). Ritratto di un fotografo di fiducia, 
mio figlio Fabio.




Il giovane aspirante scrittore e il vecchio, saggio scrittore







C’era una volta un giovane aspirante scrittore che si rivolse ad un noto, vecchio e saggio scrittore per domandare un giudizio puro sui suoi scritti. 
Lo scrittore, troppo amante della verità, comunicò al giovane che quei racconti, a suo parere, erano merda. 
“Lascia la strada, non è la tua”, intimò il vecchio scrittore
“Ma è la mia vita... Mia madre è morta da poco e...”
“Non puoi sostituire tua madre con la scrittura. La letteratura non è catarsi.”
“Non ho altro che la mia scrittura, Maestro...”. 
Il giovane aspirante scrittore, che aveva appena vinto due premi letterari molto noti nella sua regione, e per le cui spese di segreteria aveva versato ben ottantacinque euro, aveva fatto spallucce pensando che, sicuramente, quel poveraccio del vecchio scrittore aveva espresso quel giudizio per...Chessò...Gelosia?. O forse invidia...Certo: invidia. Per la sua gioventù, per l’immensa bravura del giovane scrittore che, presto, avrebbe messo in ombra il vecchio scrittore.
Lo scrittore, assuefatto a vita e miserie umane, aveva riso ma non troppo, indovinando i pensieri del ragazzo...In fondo, anche lui era stato giovane e talmente...Così...Così effimero. 
Ma lui aveva il dono, aveva cogitato il vecchio scrittore; lui aveva il talento. 
Ora che sarebbe accaduto all’aspirante scrittore se in mano alle persone sbagliate? Agli interessi sbagliati. Illusioni e dolore, strumentalizzazioni e, su tutto, nuova carta straccia, acritica e apolitica e nemmeno ben scritta, ricreata dall’editor/ghost writer di turno. Vuoto a perdere regalato alla massa, già troppo confusa da certa merda spacciata per letteratura.
Dunque il vecchio scrittore, arrivato in cima ai suoi pensieri e ritornato,
la sputò, e più duro: “Questa non è la tua strada, ragazzo. Nella tua vita potrai divenire il migliore tra gli impiegati o il più premiato raccoglitore di carciofi del mondo, ma non uno scrittore. 
Non basta conoscere la grammatica o frequentare mille ‘scuole di scrittura’, per essere scrittori.”.
Il mattino dopo il Grande Scrittore venne a sapere, con profondo sgomento, del suicidio del ragazzo. Si pentì dei suoi consigli poi non si pentì,
questo non so dirlo. Ma pianse il ragazzo e ancora, a volte ma solo a volte, lo piange.
Una piccola, modesta storia per descrivere il nostro Oggi; il Qui, l’Ora.
Penso, credo che lo sdoganamento della pubblicazione, aperta a tutti e, in realtà, a nessuno, renda se possibile ancora più complesso l’attuale panorama letterario nazionale. Non a caso parlo di panorama letterario e non di mercato librario ché di commercio, sempre e comunque, una casa editrice si occupa e per mestiere. La scelta dello scrittore è sempre una, e non sta nel mezzo: pubblicare con la grande casa editrice ergo essere pronto, spesso, a censurarsi e per contratto, o pubblicare libero da ogni vincolo pena quella minore diffusione dell’opera oggi certamente alleviata, nel bene come nel male, tramite l’utilizzo dei social. 
Il discorso è questo, amici miei: non si entra in sala operatoria per rubare il bisturi al chirurgo e nel bel mezzo di un intervento. 
Continuo a domandarmi, e resta ovviamente domanda retorica questa mia, perché tutti pretendono di poter scrivere un libro, quanta superbia spinge un uomo –fragili, troppo umani!- a credere di poter pilotare un aereo senza un brevetto di volo. 
Persone che non leggono o meglio, che non sanno leggere; questo è evidente. Perché se leggessero, opere valide intendo, si renderebbero conto della merda partorita e -forse e comunque mi auguro- la vergogna o un minimo di autocritica assalirebbero per impedire il peggio. 
Discorso da estendere ad ogni forma di Arte, lapalissiano.
E’ chiaro che questi elementi non sono in possesso di un parametro di misura in una società, quella nostra, dove tutto e il contrario di tutto viene ritenuto Arte. Arte o pseudo tale ‘criticata’ da incompetenti e/o ambiziosi, sepolcri imbiancati la cui parola, in realtà, vale meno di quella del coltivatore di carciofi più premiato al mondo. 
Il dilemma costante è dunque questo: dire o non dire?
Responsabilità civile, etica dell’Artista.
Divulgare e lasciar propagare la merda, per non offendere la casa editrice che fornisce lavoro o il nipote dell’onorevole, oppure fermarla sul nascere?
L’onestà intellettuale c’impone la scelta della cruda realtà sempre e comunque.
Ma smorzare i sogni di un giovane aspirante scrittore che ha deciso di divenire scrittore, sedotto e mai abbandonato dai film a tema, le interviste, le cattedre, le ragazzine dalla mutanda calante e...E...?
Il tempo porta alla luce tutto, penso e spero. Tutto considerato, domani è un altro giorno; a conti fatti è la legge della Natura eccetera eccetera: va avanti il più forte, le meteore più vengono che vanno eccetera eccetera. 
E se in questo frattempo altri giovani si bruciano?. Ebbene comprenderanno, forse, che a questo mondo il pesce grande mangia il più piccolo, che certi sogni sono fatti per restare desideri e...E... . Innegabile problema è che queste pubblicazioni aperte ‘proprio a tutti’ (eticamente non differenti, ovvio, dalla pubblicazione per la grande casa editrice, grazie al favore dell’amico del cugino di...) 
continuano a concimare il già fertile sottosuolo dei ‘grandi’, anonimi e innumerevoli –per altri dettagli inoffensivi- ‘ambasciatori della letteratura italiana nel mondo’: quelli che neppure sanno leggere poesia, che in realtà non sanno cosa è la vera letteratura, e non lo vogliono sapere.
Persone comunque in grado di creare proseliti incantati –e incartati, mi si passi l’ironia- dalla carta da parati, coloro non in grado di grattarla per vedere cosa c’è dietro, quindi di farlo vedere. 
Il pericolo più grande lo profetizzo per quei giovani di autentico talento che, malauguratamente, incrociano la strada dell’imperatore vestito del suo grottesco.
Loro e solo loro, quei giovani col Dono e da proteggere, spesso bruciati prima del tempo. 






Approfondimenti consigliati, a tema: https://giovannamulasufficiale.blogspot.com/2014/09/disquisizioni-su-corruzione-editoriale.html
*Immagine by Glynn Adams





Disquisizioni su Coscienza e Inconsapevolezza, Tempo ( appunti, 2018: l’irrimediabile condizione di esseri individuali come origine primordiale del dolore umano? )









(Secondo Saussure, Ermogene vince su Cratilo:
le parole significano thései per convenzione, e non phúsei, per natura.
Vedo interessante, nel Cratilo platonico, la posizione di Socrate.
Il filosofo sostiene prima l’uno poi l’altro dei due avversari... Così anche per Gérard Genette, che considera i due momenti non come contraddittori, bensì come complementari... .)





(...) Einstein confidava: “La questione più grave che si possa porre sulla vita è di sapere se l’universo manifesta benevolenza o ostilità nei nostri riguardi”. Vero è che mentre Dio, per l’Occidente, moriva, o meglio moriva la fede in lui, in troppi hanno attivato il pilota automatico.
E la Scienza, da sempre inneggiata per razionalità, per quanto ‘libera dai presupposti’; in realtà si fonda su uno sproporzionato, sottovalutato presupposto: quello del raggiungimento di una verità a qualunque prezzo...Ma, mi domando, che verità è quella che deve comunque corrispondere ‘all’esterno’ all’intimo pensiero dell’uomo?.
Coincidenza voluta fortemente quindi cercata, ergo...Trovata?.
Spiegazioni della realtà non propriamente imparziali ma stime comunque morali, posizioni non disinteressate di fronte alla vita ché, lapalissiano, la conoscenza è ritenuta attendibile quando la geografia del mondo che abbiamo in testa corrisponde col mondo fuori.
Ora, senza negare il ruolo importante della razionalità scientifica nello spezzare le catene del dogmatismo religioso, è innegabile che scienza e religione non sono così diverse come presentate da una versione ufficiale.
Rifletto sul mito di Edipo: una volta venuto a conoscenza della verità (ha ucciso suo padre e sposato la madre) si cava gli occhi, ovvero s’impedisce di vedere la realtà. In uno dei miei racconti riporto la figura della nonna della protagonista, divenuta cieca perché, ripeteva ai nipoti, “...Non volevo più vedere tutta la cattiveria del mondo.”.
Si narra che il Re Mida, tanto ansioso di conoscere Sileno, tutore del giovane dio Dioniso e in grado di predire il futuro; spedì nei boschi i suoi servitori per farlo ubriacare quindi catturarlo.
Avutolo davanti, il Re domandò al vecchio bevitore saggio: “Qual è la cosa migliore per l’uomo?”.
Sileno rimase in silenzio poi, di fronte alle insistenze di Mida, rispose ridendo -Come di noi uomini ride, forse, la stessa esistenza-:
“Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile:
non essere nato, non essere, essere niente.
Ma la seconda cosa migliore per te è morire presto”.
Conferma, appunto, del carattere beffardo della vita, presente in tutte le culture.
Così come Dioniso, ucciso e smembrato dai Titani, l’uomo.
Come la verità, sparpagliata attraverso pezzi di specchio sulla terra, noi non siamo che un frammento strappato alla totalità; e questa nostra irrimediabile condizione di esseri individuali è l’origine primordiale del nostro dolore.
Il messaggio del Mito riguarda la non possibilità di cogliere la verità di Sileno usando unicamente l’intelletto (...e la morte di Dio ci consegna –finalmente- al Nulla assoluto ché pregiudica l’annullamento della stessa possibilità di dare un senso ed un fondamento alle cose?.
*Non credere in Dio significa non voler credere in Dio.)
Noi, “Incapaci di scagliare la freccia al di là dell’uomo”. Se, insomma, il mondo è essenzialmente caos, privo cioè di ogni ordine e per Natura, qualsiasi sforzo di mettere ordine nel mondo, di proiettare su di esso leggi che lo rendano comprensibili all’uomo, comporta lo sforzo di ghermire l’ imprendibile, di governare la natura irriducibilmente sovversiva delle cose. Assassini di un dio e, insieme, le sue vittime.
Assassini di Dio che si comportano come se l’omicidio non fosse avvenuto: non preparati, come siamo, a ciò che mette in pericolo la mediocre quiete del presente; all’abbandono della poltrona in prima fila.
Così intesa, la conoscenza può risultare rischiosa: diviene atrofizzante, devastatrice. Come posso vivere se, qualsiasi cosa io faccia, sono destinata al non senso di Sileno?. Una soluzione, oltre al mettere volutamente fine ai miei giorni, potrebbe rappresentarsi nella meditazione costante: svuotarsi da se stessi, rifugiarsi nella propria interiorità limitando al minimo il desiderio, causa ultima della sofferenza. Ma così non è vivere.
La saggezza, dunque, può rivoltarsi contro chi la possiede.
E quanta verità siamo capaci di sopportare, senza venirne schiacciati?
Quanta luce, prima di esserne accecati?
Ragione e istinto... .
Nel Fedone di Platone, nel bel mezzo della discussione sull’immortalità dell’anima e sul destino finale dell’uomo, si legge:
“Trattandosi di questi argomenti, non è possibile se non fare una di queste cose: o apprendere da altri come stiano le cose, oppure scoprirlo da se stessi; ovvero, se ciò è impossibile, accettare, fra i ragionamenti umani, quello migliore e meno facile da confutare e, su quello, affrontare il rischio della traversata del mare della vita: a meno che non si possa fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su più solida nave, cioè affidandosi a una rivelazione divina”.
La capacità di sconfessare la vita vivendola attraverso l’unica idea di tempo a noi umanamente concessa?.
E soprattutto a che corrisponde, e perché, questa umana ‘idea del tempo’? (...). Rifletto che nel suo ‘paradosso dei gemelli’, Einstein ipotizzò che il gemello che viaggia in una navicella spaziale invecchierà più lentamente rispetto al fratello rimasto a terra. Agli inizi degli anni Settanta furono testati gli orologi atomici: uno a terra e uno in volo a bordo di un Boeing 747. E, in effetti, l’orologio sull’aereo rimase di una minuscola frazione di secondo indietro rispetto all’orologio a terra. 
In seguito, nel 1916, Einstein fu in grado di allargare le sue idee sulla relatività sino ad includere gli effetti della gravità e della massa, e quindi di rifondare la meccanica newtoniana in un contesto relativistico. Grazie alla teoria generale della relatività, sappiamo che anche la gravità ha effetto sul tempo: tanto più grande è la forza di gravità, tanto più il tempo passa lentamente. Se il gemello sulla navicella spaziale viaggia verso un buco nero (il residuo di una stella massiccia collassata, intorno alla quale la forza di gravità è immensa), lascia l’astronave e cade verso di esso, nel momento in cui si trova ad una certa distanza dal nucleo verrà visto, da un osservatore a bordo della navicella spaziale, ‘congelare’ nel tempo (anche se questo non avverrà nel suo sistema di riferimento; e sarà ovviamente schiacciato dalle ‘forze di marea’, tidal forces).
In teoria, il tempo potrebbe fermarsi come visto da un particolare sistema di riferimento.
Mi riallaccio al ‘Velo di Maya’, concetto addebitato erroneamente alla filosofia indù  e, in realtà, partorito da Schopenhauer ne ‘Il mondo come volontà e rappresentazione’, pubblicato a Dresda nel 1819. Si fa riferimento al carattere illusorio del mondo: noi lo percepiamo come una serie infinita di fenomeni diversi ma la nostra percezione agisce come un velo (o un sudario, direbbe qualcun altro) che non ci permette di vedere come, dietro questa  molteplicità, si celi una realtà unica; LA realtà.
“...Sugli aspetti etimologici della questione, ricorderemo che la parola sànscrita māyā esprime ad un tempo le idee di produzione, arte, magia, illusione. Dunque di qualcosa o di un insieme che viene prodotto naturalmente, o mediante procedimento artistico o magico, e che comunque mantiene sempre in sé una natura essenzialmente illusoria. Illusoria, ma, si badi bene, non per questo irreale. (...) Nelle Upanishad esiste semmai il simbolo, ben diverso, della ‘rete’ divina, jāla, nella quale sono impigliati tutti gli esseri viventi, ciascuno legato dal proprio nodo (...).
Di questo dunque si tratta (‘Velo di Maya’, N.d.A.), d’una gerarchia di gradi di realtà, tutti comunque l’uno all’altro collegati, dal più basso al più alto e viceversa. L’irrealtà anche di uno solo fra essi porrebbe infatti una cesura irrimediabile fra i diversi gradi dell’essere e dell’esistenza, e questo non può mai darsi secondo l’induismo.” (Cfr. : Prof. Alessandro Grossato, docente di Storia dell’Islam presso l’Università di Padova e di Geopolitica delle religioni presso l’Università di Perugia). 
Ora, l’estasi dionisiaca diviene un modo  di squarciare il velo di Maya, una maniera di sospendere la nostra coscienza separata al fine di sottometterci all’Uno-Tutto.
La verità della conoscenza si misura sulla sua capacità di trasformare colui che conosce; ed è per questo motivo che il sapere non può essere trasmesso; nasce da un’esperienza personale non direttamente comunicabile.
Riconciliare mente e corpo, ragione e istinto, coscienza e incoscienza.
Forse l’autentica misura del valore di uno spirito umano, rilevatore della sua grandezza (...).








Da ‘Riflessioni, Pensieri’ (II, 2018)

 

Approfondimenti consigliati:

Il Superuomo e la volontà di potenza, di Toni Llàcer, Il ‘velo di Maya’, un’invenzione dell’Occidente, di Alessandro Grossato, Il concetto di tempo, di Amir D. Aczel, Multiverso, rivista 









mercoledì 6 giugno 2018

La mia Poetica in Romania







Cari Amici, Cari Lettori, buone nuove. La mia poesia ora è tradotta e diffusa anche in rumeno grazie alla traduttrice per la Romania del nostro Cesare Pavese; la Prof.ssa Mara Chirițescu.La pregiata iniziativa culturale, sostenuta dall'Ambasciata Italiana in Bucharest, verrà proposta ufficialmente il 7 giugno presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bucharest, quindi alla Libreria Pavesiana in Romania.Reciterà i testi l'attore Silviu Geamănu in occasione della Giornata Nazionale Italiana in Romania.L'evento è a cura del Gruppo „Poësis Mvndi - România”, in collaborazione con l'Associazione Culturale "Amici di Pavese".Ringrazio vivamente per l’ammirevole, prezioso impegno a favore di Letteratura, Arte e Cultura l’Amica e Poeta Ana Olimpia, Mara Chirițescu, Silviu Geamănu, Andrei Stan, Uri Negvi, Constantin Mușat, Alec Bartos, Ana De Lucca. E che Poesia sia; ovunque, per tutti.



domenica 27 maggio 2018

Capitani o cuochi?







E' un mare in tempesta che partorisce un capitano o il cuoco di bordo.






Vendetta?






Vendetta è parola forte; chiamiamola ‘rivalsa’, o castigo. Quando e Se, durante la vita, deciderai per una rivalsa, dovrai essere pronto, e forte, e retto, fin quanto un compimento può domandare ad un Uomo. Ché dovrai morire due volte. La prima sarà con la persona sulla quale hai compiuto, la seconda volta vedrai morire te stesso; ciò che sei stato prima. 
Una legge di Natura che, tuttavia, opera lasciandoti libera scelta: 
questa Madre c'insegna quanto, a volte, la durezza sia necessaria, se mirata a fini più alti e, comunque, al bene comune.
...Umani, troppo umani.




Italia e mal governo

Quando e Se, chi governa un Paese, usa il potere per umiliare meschinamente, mediocremente i più deboli, tutti siamo più deboli; m...