mercoledì 6 giugno 2018

La mia Poetica in Romania







Cari Amici, Cari Lettori, buone nuove. La mia poesia ora è tradotta e diffusa anche in rumeno grazie alla traduttrice per la Romania del nostro Cesare Pavese; la Prof.ssa Mara Chirițescu.La pregiata iniziativa culturale, sostenuta dall'Ambasciata Italiana in Bucharest, verrà proposta ufficialmente il 7 giugno presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bucharest, quindi alla Libreria Pavesiana in Romania.Reciterà i testi l'attore Silviu Geamănu in occasione della Giornata Nazionale Italiana in Romania.L'evento è a cura del Gruppo „Poësis Mvndi - România”, in collaborazione con l'Associazione Culturale "Amici di Pavese".Ringrazio vivamente per l’ammirevole, prezioso impegno a favore di Letteratura, Arte e Cultura l’Amica e Poeta Ana Olimpia, Mara Chirițescu, Silviu Geamănu, Andrei Stan, Uri Negvi, Constantin Mușat, Alec Bartos, Ana De Lucca. E che Poesia sia; ovunque, per tutti.



domenica 27 maggio 2018

Capitani o cuochi?







E' un mare in tempesta che partorisce un capitano o il cuoco di bordo.






Vendetta?






Vendetta è parola forte; chiamiamola ‘rivalsa’, o castigo. Quando e Se, durante la vita, deciderai per una rivalsa, dovrai essere pronto, e forte, e retto, fin quanto un compimento può domandare ad un Uomo. Ché dovrai morire due volte. La prima sarà con la persona sulla quale hai compiuto, la seconda volta vedrai morire te stesso; ciò che sei stato prima. 
Una legge di Natura che, tuttavia, opera lasciandoti libera scelta: 
questa Madre c'insegna quanto, a volte, la durezza sia necessaria, se mirata a fini più alti e, comunque, al bene comune.
...Umani, troppo umani.




I Miei alberi, questa Nostra Terra







Amare gli alberi per ciò che sono: creature vive. Apprendere ad ascoltarli, proteggerli e rispettarli come i nostri antenati hanno insegnato a fare; questa l'unica eredità in grado di arricchire le generazioni che verranno. Noi siamo Loro. 
Risorgi,Terra, 
alzati da questa erba bagnata di rosso... .




Le forme della violenza







La violenza ha tante forme; non sempre è 'fisica', ed è importante riconoscerla. Può manifestarsi tramite indifferenza e disprezzo, col non permettere al partner l'accesso alle finanze 'comuni'. Può presentarsi subdolamente sminuendo o criticando, in pubblico quanto in privato, ogni azione dell'altro; annichilendo tutto ciò che l'altro è o rappresenta. Tradendo l'altro in quella che è la promessa silenziosa di rispetto reciproco. Per le nuove generazioni: l'amore non è un videogioco, non è una fiction dove tutto è bene quel che finisce bene; certe ferite non chiudono, durano dopo noi. E' importante riconoscere i segnali del dolore che verrà, della bugia; affrontarli con coraggio e, soprattutto, rispetto verso noi stessi. Chi ama non fa soffrire.


L' ennesimo orrore







Notizia dell’ennesimo orrore; la denuncia è stata fatta nei giorni scorsi ma l'episodio risalirebbe al mese di aprile.
Zona Napoli: una dodicenne accusa un gruppo di ragazzi poco più grandi di lei di essere stata violentata; nessuno dei ragazzi supera i sedici anni. I controlli medici ai quali lei ha dovuto sottoporsi a suo tempo, hanno confermato rapporto sessuale violento. Sempre più sconcertata davanti all’aumento degli episodi di violenza tra i nostri ragazzi. 
E per i quindici minuti di (trista) fama c’è chi fa il video della violenza e ne ride, senza intervenire in difesa della vittima.
Società evidentemente malata, dove il più debole è destinato comunque a soccombere?
Occorre accettare di avere a che fare con uno specchio di mondo allo sbando, che pare aver perduto i suoi principali valori etici.
Chi di noi può ritenersi un ‘genitore perfetto’? Penso e spero che la maggioranza aspiri ad esserlo, credo che sia comunque fondamentale per i nostri ragazzi (tutte le nuove generazioni sono, per me, figli) il nostro stesso esempio di vita.
Trovo inutile e oltremodo dannoso continuare a nascondere la testa sotto la sabbia; non è con l'omertà, l'individualismo o il pregiudizio che potremo costruire per i nostri figli un ponte per una Nuova e migliore Umanità. 
Continuo a domandarmi sul ruolo delle madri, in questi casi. Sanno o no, e se davvero non sanno, se ne domandano un perché? O hanno smesso di guardare i figli negli occhi?. 
Parliamo forse di donne depresse, forse assenti dalla vita anche se apparentemente 'normali' (ma qual è il concetto di ‘normale’ in una Società deviata?), 
madri (parlo della generazione alla quale appartengo; fascia dai 30 ai 50 anni) che, a loro volta, hanno probabilmente avuto una madre assente; forse donne diventate madri ancora immature per affrontare responsabilmente il proprio ruolo, madri rimaste eterne figlie con le stesse figlie. 
I ragazzi continuano a domandarci attenzione e rispetto: è importante continuare a lavorare su spazi di vera integrazione, partecipazione giovanile alle tematiche vive della Nazione quindi del mondo, riprese nei micro contesti originari. Appresso la famiglia, agenzia educativa di grande valenza è la scuola, ove si rende doverosa la concretizzazione di diversi progetti d'intervento tramite personale specializzato, a partire dall'infanzia. Favorire la cultura del rispetto e della tutela attraverso una mirata formazione con docenti, genitori e bambini, insegnando loro a difendersi da situazioni potenzialmente pericolose, senza infondere sgomento verso la società.
Questo dovrebbe comportare l’interazione concreta delle associazioni culturali locali e degli organismi pubblici preposti, affinché da un evento negativo si riesca a partorire esperienza e maturità, disposizione al Bene Comune. 
Non si tema l'errore: la caduta e il dolore, se intesi in positivo raccoglimento, possono servire a migliorarci, a farci più forti. 
Ciò che dobbiamo fuggire è la rassegnazione, la chiusura verso l’esterno.
Perché è proprio in una società dove omertà e indifferenza la fanno da padrone, che la comunicazione si spezza e le domande non trovano risposta.




mercoledì 16 maggio 2018

L' eterno alibi per non fare








Non amai che la rosa che non colsi. E' semplice dire, delusi, "Avrei voluto ma...", o "Volevo farlo ma mi è stato impedito". Ciò che non si riesce a fare è sempre colpa di altri; ed è quel continuo 'sempre' che m'inquieta: il lasciare a terzi le decisioni legate alla propria esistenza, lo scaricarsi dalle responsabilità. Gli immaturi si cospargono di alibi; è più facile assistere allo spettacolo della vita oltre il vetro di una finestra, che camminare in un mondo meraviglioso ma alieno. E' più semplice interpretare le altrui vite, piuttosto che affrontare la propria. Non amai che la rosa che non colsi... ; così ammettono gli eterni delusi, e ciò che hanno non basta mai: si vuole sempre di più, ancora ed ancora, del resto per questo vivono; per aspirare all'uva che sanno di non poter toccare, che forse mai hanno voluto prendere davvero.
Eppure sono circondati, spesso, da tutto ciò che un uomo può desiderare, almeno nell'essenza: amore, affetto, stima... Che non bastano, ancora.
Gli eterni scontenti li chiamo, i vinti per scelta, infelici per dogma perché il mondo, la vita, i rapporti richiedono coraggio. 
Ed è soltanto quando perdono anche quelle uniche sicurezze avute e mai godute che, forse, apprendono ad infatuarsene...l'uva che, di nuovo e "per sfortuna", è sfuggita alle loro mani.
Apprezzare ciò che si ha, anche se è poco: sempre. Significa rispettare il senso stesso dell'esistere.




La mia Poetica in Romania

Cari Amici, Cari Lettori, buone nuove. La mia poesia ora è tradotta e diffusa anche in rumeno grazie alla traduttrice per la Rom...