venerdì 13 novembre 2015

Nude, a danzare e gridare alla Luna








(...) E lì Maddalena vide. Strabuzzò gli occhi, vide davvero. E udì.
Altre donne c’erano lungo la riva, sei o sette avrebbe potuto contarne.
Nude e bianche, disposte in fila, magre e spettrali, i capelli di stoppia lungo le scapole e i seni secchi, senza latte. Urlavano, le streghe, urlavano alla luna e le nebbie una nenia che canto doveva essere, e nel fluttuare delle acque si perdeva, tra le nebbie appariva, ancora scompariva. E battevano dei panni con ossa di morto, li battevano e li battevano ancora, a ritmo di urlo, instancabili, smunte, vuote d’anima.
Aradia si spogliò degli abiti e a loro si unì. Il canto si fece forte, più forte l’ululato a nebbie e luna.
Infine il canto, un istante, un attimo solo, chetò. Gli occhi, quei fossi neri, tutti, puntarono in direzione di Maddalena. I fumi della nebbia s’allungarono a rivestire, sudario, ogni ombra.
Fu quando la luna si scoprì interamente dalle nebbie che la ragazza non vide più gli spettri.
In qualsiasi direzione guardasse, non c’erano.
Un rivolo di sudore ghiacciato le percorse la schiena. Poi un grido e un altro, nel buio.
Maddalena avvisò il battito del cuore farsi stranamente lento, imperturbabile nonostante l’orrore.
(Maddalena
Maddalenaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Vieniiiiiiiiii
Madda Le Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!.)

Maddalena, in silenzio, si spogliò degli abiti
Tolse le scarpe e non avvisò il freddo
Non avvisò l’orrore
Puntò un albero di noce

(Maddalenaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa)
Ne carezzò il tronco
Fregò i capezzoli e il pube su foglie e sporgenze

(Maaaddaaaleeeenaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!)
Puntò gli occhi alle acque e vide, nel buio e le nebbie le vide, ancora
Aradia a braccia aperte, ad aspettare

(Maddalenaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa)
Le unghie come artigli e gli occhi di pozzo e d’inferno
E Maddalena raggiunse le Panas al ruscello.
Se fino a quel momento l’aveva sfiorata il dubbio di non conoscere Aradia, ora dell’amica avvertiva un timore reverenziale. Voltandole le spalle, le mani tuffate fino ai polsi nell’acqua gelida del fiume, Maddalena ne sentiva la presenza superba, regina

(Eko, Eko Azarak)
Aradia le si parò davanti, nuda, immersa fino alle caviglie. Camminò lenta, indugiando, ondeggiando, si fermò davanti al naso dell’amica che chiuse per un istante gli occhi, inebriata dal profumo nuovo, mielato e silvestre delle cosce carnose e bianche, del pube di Aradia. La Dea si voltò e, dolcemente, spinse con la mano la nuca della compagna, affinché quella potesse baciarle le natiche. Maddalena, gli occhi serrati, vedeva il suo ricco fidanzato che la conduceva all’altare in un mattino di primavera calda, tra gli applausi felici dei presenti, il profumo di rose canine
(Eko, Eko, Zamilak)
E tutti applaudivano e lui le sussurrava "Dimmi di si!". E mentre il canto degli spettri saliva nell’aria, stridulo, stonato, apparve nelle mani della strega un crocifisso di legno robusto, intagliato greggio da mani non avvezze pareva. Lo rovesciò davanti agli occhi di Maddalena e, ancora, la costrinse a poggiarci le labbra: -ripudia-, bisbigliò
(Eko, Eko, Cernunnos)
L’ altra scosse il capo in un segno di diniego. "Ripudia ripudia ripudia!" ripeterono in coro le altre; "RIPUDIA!", Gridarono. "Fallo…hai voglia di farlo…fallo COMUNQUE!" Le intimò con una sorta di pena remota Aradia, il suo pareva un terrore smorzato dall’ambiente tetro, irreale. Il buio sembrò vacillare e Maddalena, col sapore di limone tra i denti, ripudiò. Aradia tirò un ansito violento, alto, roco da orgasmo. Sogghignò piena e, all’altra, infilò le mani tra i capelli, li arricciò tra le lunghe dita carezzandoli:
-Brava, amore mio...TI HO ASPETTATA!- Proruppe in un urlo di trionfo

(Eko, Eko Aradia)
E portò le labbra calde sulle sue, la baciò lasciandole penetrare la lingua nella bocca morbida e tremante. La baciò dolce, e quando Maddalena crollò all’indietro senza sensi, tra rena e acqua gelida, non si oppose alla caduta. Le compagne, ora silenti, circondarono il giovane corpo e, nude sotto la luce della luna, presero a girarle attorno, ognuna a poggiare la mano chi sul fianco di Maddalena, chi su di un seno, chi sui capelli, chi sul pube e Aradia ritta sul masso più alto, a guardare.
(Eko, Eko Azarak
Eko, Eko, Zamilak
Eko, Eko, Cernunnos
Eko, Eko Aradia)

"EKO EKO ARADIA!" gridò la Regina alzando al cielo il dito indice. Il tronco dell’albero di noce partorì ululando un branco di una ventina di alti, robusti lupi dal manto nero e oro.
Ogni lupo si accostò docile ad una Pana, la coppia alfa si distribuì ai fianchi di Aradia.
Maddalena aprì gli occhi al calore della lingua del lupo che le leccava il corpo, sotto la luce della luna. Poi, ancora e finalmente, il buio.
Si dice che nella zona viva sa musca macedda, dal pungiglione velenosissimo e le ali potenti, si dice che il ronzio si senta lontano chilometri e chi lo sente smette di esistere; mi hanno detto che paesi interi sono scomparsi ascoltandone il ronzio e che quella notte, l’ascoltarla, fece scomparire il ricordo da Maddalena (...).







(Estratto da 'nessuno doveva Sapere, Nessuno doveva Sentire -accabadora-', 
romanzo, 2010)

1 commento:

  1. “Loro ti chiamano Ecate, dea dai molti nomi, Mene, Artemide lanciatrice di dardi, Persefone, Signora dei cervi, luce nel buio,
    dea dai tre suoni,dea dalle tre teste, Selene dalle tre voci, dea dal triplo volto, dea dal triplo collo,dea delle tre vie, che tiene,
    la fiamma perpetua in tre contenitori, tu che offri la tripla via, e che regni sulla tripla decade.
    Danzano vestiti sol d'aria alla luce della luna rosso sangue durante i loro riti scellerati; e
    attenzione a chiunque li spii, ché sarà trasformato in pietra in un sol istante.”



    (Streghe, Stregoni e Maghi, Altus Polydarmus, 1618)

    RispondiElimina

L' eterno alibi per non fare

Non amai che la rosa che non colsi. E' semplice dire, delusi, "Avrei voluto ma...", o "Volevo farlo ma mi è st...