sabato 23 gennaio 2016

Eccoci, Mamma








E ora eccoci, mamma. Seguo, conto questi tuoi ultimi respiri nella vita.
Ti avrei parlato, solo la Natura o Dio sanno quante volte l'avrei fatto, bambina eppoi donna, se soltanto avessi saputo che avresti compreso, da madre abbracciato e, magari, sorriso. Ora che ti vedo ferma e bianca, arrestata in un letto troppo grande (passero sparuto, rannicchiato, senza stagioni da cantare)
davvero imparo l'esistere: riesco a stringerti a me, manca il timore infantile della sfuriata violenta, inattesa.
E sono io per te, la Madre.
Ci sono momenti nei quali il dolore ti paralizza tanto da toglierti il pensiero, 

spezzarti cervello e parola come con un ramo secco, marcio all'interno ché gelato da troppi inverni. Tanto da fermarti nel tempo e lo spazio -statua senza autore o piedistallo-, piangere a denti stretti tutto ciò che è stato, e che soprattutto avrebbe potuto essere.
E ti riavvolgi come la pellicola di un film in bianco e nero, muta, dai contorni sfocati.
Sai, sai bene dentro che è Natura che accada,
DEVE accadere prima o poi, è giusto così. Ma la ragione non basta a risollevare la schiena e la testa; neppure il sole basta, a scaldare un inverno.
La ragione, adesso, non mi basta.















1 commento:

  1. sensazioni che non sempre sappiamo tradurre in parole.Ci sei riuscita,grazie,Giovanna.

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