sabato 2 aprile 2016

Madre di Tutti








In fondo noi sardi apparteniamo ad un mondo a parte: siamo figli della dimenticanza, della disgrazia, della rabbia del riscatto e la vendetta, di una terra solitaria che, ovunque andremo e nonostante, porteremo nel cuore, ma che dietro l'irruenza vergine rimane arida, matrigna con tutti i suoi eredi, lì; pronta, ad avvelenarne il sangue. Ti urla "Vai, si, vai tu, Ingrato. Ché lo so: prima o poi tornerai da me". E ha ragione, questa maledetta da Dio...quello dei sardi con l'isola è un legame più forte del sangue stesso, forse soltanto il mare può, ma per qualche istante appena, mitigarne l'intensità.
Io sono dolore. Ecco...se il dolore ha un volto, voglio dargli quello della 'Madre dell'Ucciso', immensa opera del pluripremiato scultore nuorese Francesco Ciusa (Nuoro, 1883 – Cagliari, 1949). Sull'Opera, una testimonianza ripresa da Ettore Cozzani: «…era la madre che, da quando le hanno sgozzato il figlio, s'è seduta sulle ceneri del suo focolare, e non s'è mossa più: le ginocchia alzate al petto, le braccie intorno alle ginocchia, il busto eretto, la testa alta; ma, indimenticabilmente, la bocca chiusa, come sigillata, che tirava a sé tutte le fibre del viso, convogliando sulle labbra sottili tutta la raggiera delle rughe: e gli occhi che guardano immobili il dolore e il mistero.»








1 commento:

  1. E il dolore rifulge nel sangue che divora e costruisce l'eternità della vita.

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