mercoledì 11 maggio 2016

(Quasi) A nudo per Les Flaneurs: segnalo nuova intervista







Ancora troppi i pregiudizi, i tabù da combattere sulla mia isola; primi fra tutti quelli presenti negli scritti –quindi le menti – della maggioranza degli autori sardi, che continuano ad alimentare un certo buonismo ingiustificato, un senso di volgarità animale paradossalmente acritica e apolitica, trivialità stilistica ed estetica comunque corrispondente alla mera richiesta del commercio editoriale.
La Sardegna è, in primis, magia e profanazione: è sangue, è legge di N
atura. È sacerdotesse che danzano nude attorno ai menhir e sulla pietra fallica, durante le notti di luna piena, fregano i capezzoli per domandare fertilità. E’ morti che appaiono nei sogni, ad indirizzare il cammino nella vita, è chiese e prelati che hanno tentato, nel corso dei secoli, di 'nascondere' assieme ai nuraghi, sacri templi e testimonianze di Comunità, quella Dea Madre nera, unica nel mondo e per tutto il mondo, surrogata da una statuina di Madonna velata ché scoprire i capelli, per una donna, è peccato.
Sardegna è Genti orgogliose, e non sempre è un bene. Talmente dignitose da morire di fame piuttosto che domandare elemosina a uno Stato Patrigno e dimentico di Meridione e i suoi tesori.
E’ Terra, col suo mare, che ti richiama ovunque andrai e sarai, nel tuo Tempo e quello Dopo.
Apparterrai sempre alla Sardegna, e così i tuoi figli, e i figli dei tuoi figli. E il sardo è lingue diverse ma tutte madri: impossibili da unificare senza cancellare l’identità del Popolo... 


(Continua la lettura dell’intervista dal Link: http://www.lesflaneursedizioni.it/scrivere-e-masturbarsi-davanti-al-pubblico/  ) 


Ritratto di Fabio Collari, mio figlio 






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