mercoledì 23 novembre 2016

La Leggenda del Pellicano







Quello del Pellicano è simbolo che sento fortemente vicino. Secondo una nota leggenda il Pellicano, squarciandosi il petto, nutre i figli col sangue che sgorga dalla sua ferita. La Letteratura medievale attribuì a questa leggenda un significato simbolico per indicare Cristo, che attraverso il suo sangue redense l'umanità.
Trovo interessante come René Guénon nel celebre saggio L'esoterismo di Dante, evidenzia che il Poeta, per definire Gesù Cristo, si serve proprio del simbolo del Pellicano. In Dante e i Fedeli d'amore di Andrea Bertolini leggiamo: "Un unico filo ricollega l’Alchimia, i Templari, il mistero delle cattedrali, la Vergine, il Graal, e in Dante ritroviamo un po’ la sintesi di tutti questi aspetti.
Egli, come buona parte dei poeti del Dolce stil novo, faceva parte di un ordine segreto iniziatico, I Fedeli d’Amore, legato ai Templari ed in forte sospetto di eresia. In tutte le loro poesie e nei loro scritti troviamo il simbolismo della Donna come Sapienza Trascendente [= Sophìa].
Il Saluto della Donna è descritto come un’esperienza travolgente: “il cor divenne morto ch'era vivo”
, “esperienza che intender non la può chi non la prova”.
Vi è un forte parallelismo con la poesia mistica persiana, specialmente con Rumi, per cui vino e donna sono simboli dell'esperienza mistica di Dio. (...).
Il pellicano è una figura rappresentativa anche in altre culture. I musulmani considerano lo stesso un uccello sacro poiché, come narra una loro leggenda, allorché i costruttori della Ka’ba dovettero interrompere i lavori per mancanza d’acqua, stormi di pellicani avrebbero trasportato nelle loro borse naturali l’acqua occorrente a consentire il completamento dell’importante costruzione sacra.
Attraverso l’analisi dello schema del viaggio di Dante sono riscontrabili i simboli della tradizione ermetico-alchemica: il centro della Terra, il Monte, il Cielo (le stelle). L’inizio della Divina Commedia descrive come Dante ad un certo momento della sua vita si trovi smarrito nella ‘selva oscura’ della crisi intima, spirituale: comune a quei ricercatori dell’Oltre che, dopo avere imboccato l’impervio sentiero interiore, si trovano prima o poi ad un ‘punto morto’, situazione di angoscia e disperazione (Cfr. Arcadia, Templari). F. Unterkircher scrive:
Il Bestiario medievale cita un canto sacro oggi dimenticato il cui testo recita: “Pie pelicane, Jesus Domine” (o Pio pellicano, Nostro Signore). Vi si rammenta la caratteristica di questo pennuto acquatico, che è quella di mangiare solo il cibo che gli è realmente necessario per sopravvivere. “L’eremita vive in modo simile, perché si nutre di solo pane e non vive per mangiare, ma piuttosto mangia solamente per vivere”.
Il Dante chiama Cristo il “nostro Pellicano” quando si riferisce all’apostolo Giovanni: «Questi è colui che giacque sopra’l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto».
(Divina Commedia, Paradiso canto XXV, 112-114).



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