lunedì 14 novembre 2016

Ma si puo' ridere sulla Dignità?








Pare che una pluriacclamata, nuova serie televisiva sulla mafia –genere commedia- allieterà presto la Massa stordita. Dunque gli italiani che lo desiderano potranno ridere, tra una scossetta e un pasto della Caritas e l’altro, su morti ammazzati e attuali perseguitati ché in Italia, si sa, facciamo crociate per le vignette d’oltralpe, diamo fuoco ai profughi eppoi sdoganiamo come divertente l’omertà.
Ma dopo le interviste di Vespa ai parenti del Boss, dopo ‘Gomorra’ dell’icona farlocca Saviano che continua a passare come eroi i delinquenti, dopo i palazzi o i ponti che, alle prime scosse, ci crollano addosso per corruzione negli appalti,
dopo i funerali dove, pubblicamente, anche il peggiore degli assassini viene celebrato con inchini di madonne, fanfare e sindaci che “non sapevano”, o i programmi dedicati a donne che, ‘ribellandosi’ a situazioni di violenza famigliare, vengono uccise (Il messaggio che passa è: “Tu denuncia e sei coraggioso, faremo di te un Eroe. Ma finirai comunque ucciso/a. Forse perché fare ‘la spia’
-distaccarsi dal Gregge- merita l’assassinio, o forse perché nell’italia Vaticanista una separazione scelta dalla donna è ancora disonore che va punito”).
Soprattutto, dopo così tante perdite di uomini resi Eroi (e, in vita, reietti) da una normalità dove NULLA, in realtà, è ‘normale’ -l’eroe è la catarsi di quanti, i più, non vogliono o non possono, comunque non fanno ma guardano e ascoltano, in silenzio-
Davvero era necessaria l’ulteriore spettacolarizzazione della morte? Non posso fare a meno di ripensare a Malcom X e quel suo “Se non stai attento, i giornali ti faranno odiare la gente che è oppressa e amare coloro che opprimono.”.
Da non vedere.




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