mercoledì 9 novembre 2016

Sapiens-Insipiens?







Meravigliosa Statua del 1400, proveniente dalla Francia. D’istinto, ammirandone i dettagli, ho pensato ai Sileni di Alcibiade, statuette cave con, all’interno, immagini bellissime. Perché la realtà ha sempre due aspetti: uno esteriore, il più facile, dove nulla è da intuire ma solo da cogliere; fermare. E un aspetto interiore che non a tutti interessa conoscere, vuoi per superficialità, per timore o indifferenza. Comprendere un Sileno è leggere la realtà, vedere la bellezza che c’è dentro; capire che la realtà va comunque e sempre capovolta. L’Opera in foto, come è possibile constatare, è ricca d’interessante simbologia: Cristo crocifisso retto dal Padre, entrambi celati, protetti dalla Beata Vergine che tiene, in una mano, una mela. Beata Vergine/Madre Natura del Tutto –comprese le aspirazioni, la Fede di cui l’uomo necessita fisiologicamente- che porta dentro ogni elemento. Ma quel Tutto va compreso, assimilato tramite la Conoscenza (la mela), l’apertura senza pregiudizio ad una Verità, se una verità esiste. Giusto ricordare al Lettore che la mela ha assunto da sempre e per i vari popoli significato di profonda sacralità: è frutto -assieme al Melograno- più vicino alla tradizione della Dea Madre.
Simboleggia l’anima immortale; la mela ‘morsa’ porta ad una morte apparente (‘Biancaneve’) ché ‘iniziatica’: una metamorfosi. E’ ancora simbolo della Conoscenza; Adamo ed Eva grazie alla mela si svegliarono dal nichilismo e l’illusione del Paradiso Terrestre rendendosi conto che il proprio Paradiso era da costruire ( disobbedienza = volontà del vivere?). Che la separazione e la discesa ‘negli inferi’ della realtà facevano parte del percorso verso l’autentica esistenza ovvero fruire del mondo riponendo gioia in Esso, primo passo verso l’emancipazione attraverso la padronanza del sé, l’autocoscienza. Il melo insegna all’uomo la possibilità di risorgere, ricongiungersi al sé divino, sulle vere tracce di colui che percorse la via dolorosa.
Una volta una giovane amica mi confidò di essere convinta che noi donne, tutte noi e secondo lei le meridionali in particolare; portiamo il dolore nel sangue: siamo destinate a soffrire. Ovviamente, al di là di una visione approssimativa dell’esternazione –condivisibile o meno-, quindi l’associazione spontanea con religione e misoginia, donna/peccato ergo vita da sopportare a testa bassa, non scelta

(‘paradiso’, illusione imposta?, Sapiens-insipiens?);
questa frase mi colpì molto nella sua disperata, pudica resa. Mio malgrado ebbi modo di riscontrarne l’essenza nel corso degli anni ed in tante donne; ‘Sorelle’, come amo chiamarle.
Sempre troppe perché di dolore non si deve morire, al dolore non ci si deve rassegnare.
Alcibiade diceva che Socrate somigliava a un Sileno: faccia bovina contadinesca e naso perennemente bagnato. Ma se qualcuno ci guardava dentro, vedeva un Dio. E’ solo Dentro l’Uomo ‘la Mela’ della Conoscenza;

ciò che, cantando col ramo di mirto, si ricerca all’esterno.











(da ‘Riflessioni, Pensieri’)



Nessun commento:

Posta un commento

Sulle dinamiche perverse nell’uomo: essere o dover apparire ‘umili’?. Fede ( appunti, 2018: l’irrimediabile condizione di esseri individuali come origine primordiale del dolore umano? - II )

(...) in verità mi domando: quanto ci adattiamo, attraverso un ruolo pubblico o nella vita privata, a dinamiche perverse di vit...