domenica 4 dicembre 2016

Quegli inutili Non autori e la confusione del Lettore










Sovente mi si domanda sull'attendibilità delle cicliche 'classifiche di vendita libri', ergo su Come e Quanto può essere ritenuto credibile un autore senza gavetta e soprattutto talento (ché di forma d'Arte parliamo, citando la Letteratura) che, da un giorno all'altro, appare in cima alle classifiche di vendita. Eppure sappiamo che in Italia non si legge e non si sa leggere; la Massa, ché non educata a farlo, non comprende la differenza tra un Flaubert ed un Moccia.
Anzi riterrà più complesso quindi pedante, 'illeggibile', il Flaubert. La domanda da porci, ovviamente retorica, può essere: che tipo di libro è quel libro acquistato/vantato da un Non Lettore?.
Apprendo con certa simpatia dello ‘scambio di effusioni’ avvenuto tra i due autori Andrea Scanzi e Michela Murgia:
la recensione di un’autrice che non sa scrivere al nuovo libro dell’autore che non sa scrivere; il bue che da del cornuto all’asino e lascio a voi decidere chi tra i due sia il bue e chi, invece, l’asino.
Davvero pare di avere a che fare, per dirla alla Shakespeare con la grazia che, talvolta, lo contraddistingueva; con due code di egual misura: penzolano da culi assuefatti a strombettare a vuoto.
Sappiamo che, in un mondo plagiato dal consumo, anche il prodotto libro dovrà essere costruito su e per un valore economico, con una critica ‘raccontata’ da autori politicamente corretti.
“Il libro di Scanzi è pieno di parolacce”
“Sei gelosa di me perché ho venduto più copie di te”.

Aahhh, figlioli miei. E il ‘figlioli’ l’indirizzo a quegli editors che per simpatia vi hanno portato a ricoprire ruoli inadatti, specchio dell’assenza di una cultura della Cultura proprio qui, Patria del Dante o del Verga,
qui dove -e nonostante- Fabio Volo o Federico Moccia vengono ancora e coraggiosamente considerati ‘scrittori’. Pure, è vero che ogni scrittore ha i lettori che merita.
Negli ultimi 15 anni in troppi, tra autori e lettori, hanno creduto che la via giusta per il boom di un libro fosse quella del ‘bussare’ e ‘ribussare’, del favore all’amico dei salotti buoni. Il ‘trotismo’ opposto alla meritocrazia è quel fenomeno, lapalissiano in tutti i campi, al quale il Lettore si è adattato senza rendersene conto: una formattazione decennale inconscia sfociata in tolleranza e rassegnazione, nel fatalismo acritico.
Ma Quelli che considerano la scrittura come passatempo, fonte di guadagno o mero esibizionismo non debbono mascherarsi da ‘scrittori’: schiacciano la nobiltà di questa Arte, la offendono e offendono chi è vissuto e morto in dignità, chi vive e muore di talento senza compromesso, di studio, costanza, di totale dedizione.
Scrivere è, ancora e sempre, masturbarsi davanti al pubblico: è farlo da insofferenti, disturbati indisturbati, da prepotenti, strafottenti. Nudo, puro e crudo, il buon scrittore non si censura né ammette censura, è libero da tabù, stili, religioni, spazi, tempi o patrie, li sposa tutti e nessuno. Asessuato, puttana e santo, crea il nuovo nel già creato, entra nel tronco e pensa da tronco, nel cane e piscia da cane, gode dove altri soffocherebbero, sente e vede dove altri oserebbero solo spiare dal buco della serratura.
Semplicemente, occorre scegliere...un volo e una montagna da raggiungere. Quando si conosce la portata del proprio volo si può dire di saper scrivere,
ma soltanto quando si comprende quanto la (vera) Letteratura può e deve fare per cambiare in meglio una società, ci si può far chiamare scrittori.
Le possibilità di guidare, governare dal politico, culturale e territoriale, rappresentano porta aperta per le istituzioni-Stato che vivono di corruzione (ed in questo senso Quanto e Come può lavorare, sulla Massa, una casa editrice di ampia diffusione?); l’asfissiante situazione attuale deriva da un modo perverso di esercitare proibizioni nell’essere umano, dal persuaderlo affinché durante tutta le sua vita non vada a rompere –e neppure ci pensi- gli schemi prestabiliti, imposti. Essere umano che semplicemente non pensi oppure pensi, se proprio deve, il già pensato. La corruzione resta un problema culturale. Sono convinta che un nuovo senso di dignità deve partire in primis dallo stesso autore. Parlo di autore ‘di provato talento’, chiaro.
Più pubblicità appare attorno al libro idiota e alla...Diva del Verso di turno,
più, Oggi, occorre chiedersi un perché.
 






Approfondimenti su Italia e corruzione editoriale, a questo Link:  http://giovannamulasufficiale.blogspot.it/2014/09/disquisizioni-su-corruzione-editoriale.html




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