martedì 7 marzo 2017

Quando non ci sarà una data per ricordare che esistiamo





  

L' otto marzo facciamo silenzio, vi prego. In troppi, lì, a mercanteggiare l'intelligenza della donna per una scatola di cioccolatini. Su una Donna relegata alle ‘cucine’ della Storia; al fuoco lento del suo padrone, al talamo dello sposo imposto col quale fare l’amore ma senza goderne. La vedo in un gommone strabico che baratta il suo corpo (e lo fa ad occhi chiusi e trattenendo il respiro, pregando per non impazzire) per un passaggio verso quell’Italia complice della guerra che le ha mangiato famiglia e casa. Non sa se arriverà: il mare è agitato, il vento è forte, siamo in troppi e la barca è piccola. Eccomi in uno scantinato senza finestre, accovacciata in questo letto da alveare, imbastisco orli e sopravvivo muta: io non esisto, io sono solo un numero senza permesso di soggiorno.
Ora facile preda di stupro etnico (ma non erano alleati, quelli? Non erano...amici? Mama Madousini credi, ho visto cosa hanno fatto a Shirazwa e al mio fratellino...che potrà accaderci ancora?),
sono stata già bruciata viva perché conoscitrice della Natura, mi vedono bella e il mio carattere è fiero...da fastidio a troppi,
dicono che non rispetto il loro Dio. Eccomi; Vaso,
Io, Dea Madre fertile, potente,
Io, Una e Trina,

surrogata da una Vergine innocua e remissiva, che dovrebbe fare da esempio nel dare amore senza provarlo,
ma l’Amore è peccato Padre?.
E oggi, ancora, Donna relegata nelle cucine della Data Cioccolatino, alla stregua della ‘festa dei nonni’ o ‘degli innamorati’, delle ‘mamme’ e dei ‘papà’:
mi si sta suggerendo di festeggiare morte e violenza continuata della Storia, e farlo solo in questa data, e Ci viene detto con più di mille manifestazioni a tema e in contemporanea, dal teatro al museo:
per ballare, cantare, giocare, sognare al ritmo di una bambola;
dovrò stordirmi così tanto di femminicidio da rimanere ‘piena’ per un anno, tanto da smettere di rompere “perché tanto si sa come vanno queste cose”.
Data scelta per fare catarsi, per dirCi “ti ricordiamo”,
per comprare lingerie, patatine e fiori e diet Cola, orsacchiotti con l’occhio nero e rivistine scacciapensieri, per indossare i tacchi rossi o farci i selfie dei lividi, per chiaccherare sull’attrice incinta che ha ammesso e proprio oggi, Oh Signora Mia, di essere stata violentata da bambina!
Per truccarsi, impasticcarci e ubriacarsi con Nina Simone nel ricordare, attraverso i suoi canti, la violenza subita “...E se Nina Simone ce l’ha fatta con questa voce perché non posso farlo io?”.
In un giorno come gli altri ma che, per l’immaginario collettivo (femminile), deve rimediare tutti i giorni dell’anno.
Eppure, già imporre una data significa attirare l’attenzione su ciò che, di prassi, si dimentica; questo giorno evidenzia un tentare di alleggerire il terribile quotidiano dove fino a tre Donne/Sorelle in Italia vengono uccise per mano di marito o compagno di vita, non per l’emigrato clandestino.
In Italia, concretamente, denunciare la violenza non basta. Continua a necessitare una Legge che davvero prevenga il femminicidio e che salvaguardi la donna, Legge che punisca l’assassino e che sia da monito per tutti gli assassini.
Quando non ci sarà una data per ricordarci che esistiamo, potremo davvero festeggiare qualcosa di grande: il rispetto dovuto e ottenuto come esseri umani e per quella Natura Madre che ci ha partorite e continuerà a partorire nonostante;
per Noi, per tutte le Sorelle uccise e per quei figli –tutti figli nostri-
lasciati soli al mondo.




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