sabato 18 marzo 2017

Servizi Segreti e Strategia della Tensione: il patto criminale che continua








Dalla Relazione del Gruppo Democratici di Sinistra in commissione stragi si legge (cit. p. 264): “Nel 1968 c’erano state elezioni politiche che avevano registrato un calo dei partiti di centro. A tavolino questa gente aveva studiato una strategia: mobilitiamo qualche scriteriato di destra, qualche scriteriato di sinistra, gli facciamo mettere qualche bombetta...montiamo la stampa e dimostriamo che se non rafforziamo di nuovo il centro, gli opposti estremismi prendono il sopravvento.”.
Il 16 marzo 1978, il Presidente della DC Aldo Moro viene rapito mentre si reca in parlamento per il dibattito sulla fiducia al Governo Andreotti, è ministro dell’interno l’On.Cossiga. Deve nascere un governo con l'appoggio del Partito comunista: primo, fondamentale passo per l'ingresso del PCI di Berlinguer nella maggioranza. La lucidità di Moro era riconosciuta dai suoi stessi avversari: risultano fondamentali, nell’incastro dei tasselli ‘oscuri’ della Storia italiana, le sue analisi sulle responsabilità di parte della Democrazia Cristiana nelle trame che hanno scandito la vita della Repubblica. Qualche settimana prima del sequestro Aldo Moro era uscito sconvolto da un colloquio tenuto in USA con l’allora segretario di Stato Henry Kissinger, nemico giurato di Moro a causa della sua politica di apertura al comunismo. "Mi ha intimato di non fare il governo con l'appoggio dei comunisti", dirà Moro ai suoi collaboratori. Anche in Italia molti la pensavano alla Kissinger: massoneria deviata americana e italiana, destra DC, larghi settori del mondo industriale.
Durante il rapimento del Presidente Moro cinque uomini della scorta vengono uccisi, la strage è addebitata alle Brigate Rosse. Moro osservò, pur nelle difficoltà estreme della prigionia, assoluto rispetto di fatti e persone, dimostrando coraggio di fronte alla morte che vide incombente e stabilita. L’isolamento in cui era stato indotto era dovuto ai tradimenti dei compagni di partito, alle falsità e i silenzi della stampa complice.
Ma perché non si tentò d’individuare la prigione di Moro e si fece di tutto per depistare le ricerche?. Diversi elementi, emersi 12 anni dopo, faranno sospettare di un coinvolgimento non limpido dei servizi segreti quindi della Loggia Propaganda 2 in particolare: sottolineata a più riprese dai giudici incaricati alle indagini è “la centralità della figura di Licio Gelli” come elemento di raccordo tra politici, mafiosi, terroristi e poteri occulti, dalla sua sede all’Excelsior di Roma, nei pressi dell’ambasciata americana. “Le vittime e i cittadini offesi dall’impunità dei loro responsabili attendono ancora giustizia. Si è trattato di delitti dovuti all’azione di banditi, terroristi e mafiosi opposti allo stato, che seguivano un vantaggio personale ricorrendo alla violenza? Oppure le organizzazioni criminali hanno operato al servizio di interessi politici per imporre un potere contro le regole di una corretta dialettica democratica? E i cosiddetti ‘servizi segreti deviati’ nell’inquinare prove e indizi, nell’occultare e falsificare documenti, nel distruggere testimonianze e confessioni, nell’aiutare i colpevoli a sottrarsi alla legge (offrendo loro rifugio e protezione in Italia e all’estero), nell’ostacolare gli inquirenti nella ricerca della verità, agirono per interessi corporativi o per quelli di entità politiche?” (Cfr. Giudice Ferdinando Imposimato, La Repubblica delle Stragi Impunite - i documenti inediti delle stragi di sangue che hanno sconvolto il nostro paese). Francesco Cossiga, nel suo libro-testamento, racconta che la Loggia massonica P2 era stata creata negli Stati Uniti e che, quando gli americani videro che i comunisti si stavano avvicinando troppo all’aerea di potere, la resero associazione iperatlantista: “Aderire alla P2 è stato solo un modo di avere buoni rapporti con gli USA i quali incaricarono Gelli di organizzare la cosa, col fine di avere in Italia un ultimo baluardo, qualora la situazione fosse precipitata.”. Il filo conduttore è la ‘teoria della sicurezza nazionale’ degli Stati Uniti. Con il pretesto della lotta anticomunista, e in favore della civilizzazione occidentale e cristiana, in base a quanto dichiarato dagli stessi poteri vennero pianificati impunità, illegalità, gravi violazioni dei diritti umani, genocidio. Le vittime erano chiamate ‘bersagli’ dai carnefici, le indagini durarono molti anni –ancora durano- e si scontrarono con indifferenza e silenzio. Funeste alleanze, trattative delinquenziali che continuano a rappresentare minaccia per il nostro futuro: dopo i mutamenti accaduti nel mondo negli ultimi decenni è ordinario domandarsi se possa ripresentarsi, nelle attuali condizioni geopolitiche, una situazione simile alla vissuta durante gli anni di piombo. In ogni caso, è basilare comprendere quanto la conformazione dello Stato sia decisiva nell’incremento del terrorismo di Stato coordinato a livello internazionale, e quanto invece incidano altri fattori. Occorre ragionare sulla struttura del Patto Atlantico e sui suoi elementi distintivi, non a caso sconosciuti ai più, capire quali di questi siano peculiari e quali generalizzabili e riconducibili al verificarsi di certe condizioni e, da ultimo, è doveroso chiarire se questi presupposti perdurino, e in quale misura, nel contesto attuale. In generale, la forma politica che uno Stato assume in una precisa fase storica tende verso quella più adeguata al compimento degli scopi politico-economici della classe dominante. I mutamenti di tale forma possono considerarsi il risultato politico dell’incremento di un insieme di incoerenze nazionali e internazionali che attraversano la società contribuendo a definirne i rapporti vicendevoli. Individuando nel ‘nemico interno’ la sfida opprimente sono stati utilizzati per la repressione sociale apparati militari e di intelligence di ogni paese. E a tutti questi apparati è stato fornito un addestramento speciale volto alla formazione di particolari competenze sia tecniche che ideologiche, che comprendono l’uso di una smodata crudeltà durante lo svolgimento delle azioni repressive. In un rapporto del NSC (National Security Council) dell'8 marzo 1948 sulla "posizione degli Stati Uniti nei confronti dell'Italia, alla luce di una partecipazione dei comunisti al governo con mezzi legali", si diceva espressamente che una vittoria del Fronte Popolare avrebbe minacciato gli interessi degli Usa nel Mediterraneo. Ergo, gli Stati Uniti avrebbero fornito "assistenza militare e economica al movimento clandestino anticomunista". Alla fine della seconda guerra mondiale, tra i Paesi entrati di fatto nella sfera d’influenza Usa, si sviluppa la percezione di una minaccia rispetto alle rivendicazioni territoriali dell'Unione Sovietica e all'insediamento dei Paesi comunisti nell'Est Europa: occorre tenere conto degli equilibri costituzionali degli Stati Uniti quindi delle competenze delle Camere intorno alla politica estera. Un’alleanza internazionale puo’ e deve rappresentare risposta alla sfida costituita dall’offensiva sovietica. E’ così che nasce il Trattato del Nord Atlantico (o il Patto Atlantico); che fa diventare l’Italia una colonia americana, nazione a sovranità limitata a causa della costante e potente interferenza d’oltreoceano. Firmato a Washington il 4 aprile 1949 dai ministri degli Esteri di Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, il Patto Atlantico è, sulla Carta, trattato difensivo atto ad assicurare mutua difesa in caso di attacco. Ogni movimento futuro dei Paesi membri avrebbe preso dunque il via nell'ambito della Carta delle Nazioni Unite. All'Italia, con la sua adesione al Patto Atlantico (28 i Paesi membri), furono imposti numerosi obblighi, tra cui quello di passare notizie riservate e ricevere istruzioni da una speciale centrale della CIA, chiamata in codice 'Brenno'. Libero Mancuso, magistrato, Pm al processo di primo grado per le bombe del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, esprime la sua opinione al giornalista Gianni Barbacetto, nel libro Il grande vecchio: "Con le nostre inchieste abbiamo capito che quella in cui abbiamo vissuto è una democrazia limitata, con forti condizionamenti all'esterno. Si sono utilizzati mezzi di ogni tipo per impedire qualunque mutamento degli equilibri di potere nel nostro paese. Sono fatti, proseguiti negli anni. Tutti i tentativi eversivi in Italia hanno avuto alle spalle le forze armate, i nostri servizi di sicurezza, la massoneria deviata e i finanziamenti americani. Questo é stato il filo nero di questi nostri anni, coperto da segreti di stato, menzogne, attacchi, processi insabbiati, conoscenze disperse. Chi ha lavorato sui misteri d'Italia sa bene cosa deve aspettarsi. Mi hanno definito un capocordata. E' stato deprimente vedere attacchi provocatori e meschini partire dai vertici dello Stato, di cui le vittime sono servitori. Volevano farmi passare come un uomo di uno schieramento, che aveva fatto inchieste, non sulla base di indagini, ma per tesi e complotti.". Mario Scelba, fondatore del reparto Celere della Polizia di Stato, è divenuto tristemente famoso per i sistemi antiguerriglia destinati alla repressione di agitazioni operaie e popolari. In un'intervista rilasciata alla rivista ‘Prospettive nel mondo’ nel 1988 Scelba ammette di aver allontanato "...Tramite buonuscite o trasferimenti nelle isole, per tutto il 1947, gli ottomila comunisti infiltratisi nella Polizia e assunsi diciottomila agenti fidatissimi...Posso aggiungere che non mi limitai a reclutare forze di Polizia affidabili, ma creai una serie di poteri per l'emergenza, una rete parallela a quella ufficiale che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione popolare.". Sono gli anni in cui s’infittiscono i rapporti coi servizi statunitensi, che fin dal dopoguerra installano rilevante centro operativo in Italia. La dirigenza del SIFAR (servizio informazioni della difesa) viene assunta nel 1955 dal generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo che impegna il SIFAR a programmare azioni di emergenza con la CIA, senza avvertire il governo. Nasce il progetto ‘Piano Solo’: un colpo di stato pronto a scattare se un governo di sinistra avesse adottato un programma veramente progressista. In un elenco, rinvenuto negli archivi della CIA di Roma, c'erano i nomi di oltre duemila anticomunisti che si dichiaravano pronti a compiere anche atti terroristici. Il ‘Piano Solo’ prevedeva la cattura degli ‘enucleandi’, cioè di dirigenti comunisti, socialisti, e di sindacalisti; e l'occupazione armata delle sedi dei partiti di sinistra, le redazioni dell'Unità, le sedi della Rai e le prefetture. Lo scandalo delle schedature e del Piano Solo vennero rivelati, solo tre anni dopo, con una campagna di stampa condotta dai giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari.
La CIA e il SIFAR, come rilevò il giudice Felice Casson (noto come il ‘giudice ragazzino’) quando mise le mani sugli archivi dei Servizi segreti; operavano per condizionare e scavalcare qualsiasi decisione del nostro Parlamento, unico organismo in grado di ratificare trattati internazionali di questa natura, qualora essi fossero ritenuti legittimi. Operazioni di ingegneria politica più che militare, finanziato dalla grande industria multinazionale. Gli agenti del SIFAR cominciano a schedare in massa gli italiani: oltre 155.000 esponenti della sinistra istituzionale e non, simpatizzanti, sindacalisti, operai.
Col colonnello Rocca, De Lorenzo concorda la formazione di ‘bande d'azione’ mirate ad attaccare sedi della DC, per fare ricadere la responsabilità sulla sinistra. Rocca organizza le squadre di Milano, Torino, Genova e Modena sorretto dall’ex militante PC –espulso dal Partito come ‘spia’- Luigi Cavallo; uomo che in FIAT aveva causato la forte sconfitta della CGIL per le istigazioni e le azioni violente camuffate da ‘sinistra’. E’ tra il 1960 e il 1964 che i socialisti riescono ad entrare nell'area di governo: è il primo mutamento importante negli equilibri politici italiani dopo il trionfo dei democristiani nel 1948. Il SIFAR reggerà le fila di un controllo trasversale della politica italiana degli anni caldi precedenti al rivoluzionario decennio aperto dalla contestazione del 1968. Ed è nel nel luglio del 1964, che si ode quel "rumor di sciabole", di cui parlò il segretario socialista Pietro Nenni: per la prima volta l' anziano leader socialista fa balenare l' idea che oscure forze, italiane e straniere, si stanno mobilitando per spostare a destra l' asse della politica. Le trattative si svolsero nelle torride stanze di Villa Madama. Il 14 luglio i colloqui si interruppero. Il giorno dopo Nenni annotava nel suo diario: "Giornata interlocutoria mentre è riunita la direzione della Dc...". Egli non sapeva, proprio mentre scriveva quelle righe, che il generale De Lorenzo era stato convocato dal presidente Segni e si stavano mettendo a punto i piani per l' eventuale golpe autoritario. La formazione del secondo governo di centro-sinistra, guidato da Aldo Moro, viene minacciata dalla possibile messa in atto del già progettato colpo di stato, il Piano Solo: è necessario bloccare in qualche modo l'avanzata popolare che minaccia i rapporti di potere in fabbrica e nella società. De Lorenzo aveva già chiesto l' autorizzazione di richiamare carabinieri in congedo; erano pronti gli aerei, le navi, le basi dove trasportare e rinchiudere le persone ‘potenzialmente pericolose’. Giovanni De Lorenzo stava concludendo il rapporto agli ufficiali: -Stiamo per vivere ore decisive. La nazione, tramite la più alta autorità (il Presidente della Repubblica Antonio Segni, n.d.r.) ci chiama e ha bisogno di noi. Dobbiamo tenerci pronti per gli obiettivi che ci verranno indicati-. Poi, dopo questa allarmante premessa, si passò alla parte operativa: “Generali e colonnelli presero posto sulle poltrone, depositarono i berretti e presero visione, con maggiore comodità, dei particolari della operazione". Uno dei punti essenziali del piano consisteva nella occupazione delle sedi dei partiti, nell' arresto di esponenti politici non solo di sinistra, e nel loro concentramento in alcune località predeterminate. Le località fissate per il "concentramento" erano Genova, Napoli, Palermo, mentre la destinazione finale era la Sardegna. La gravità dei fatti era così enorme da apparire incredibile. (Cfr. Gianni Corbi: ‘Qui si udì rumore di sciabole’, La Repubblica, 3 maggio 1997). La violenza politica, le bombe, la calunnia quindi il discredito verso l’avversario, l'uso sapiente degli opposti estremismi potevano essere metodi utili per bloccare sul nascere le velleità di lavoratori e masse popolari. La mobilitazione degli studenti porta alla occupazione di numerose facoltà universitarie, a grandi manifestazioni di piazza e a frequenti scontri con le forze dell'ordine.
Il movimento studentesco, a partire dall'autunno del '68, si intreccia alle lotte dei lavoratori dell'industria, iniziate nei primi mesi del '69 per i rinnovi contrattuali delle grandi categorie di operai, in primo luogo i metalmeccanici: le proteste culminano, alla fine dello stesso anno, nel cosiddetto ‘autunno caldo’, che mette in discussione l'organizzazione del lavoro in fabbrica. Il Piano Solo prevedeva dunque l’arresto di un certo numero di persone sulla cui identità fu posto il segreto di stato durante le indagini della Commissione Parlamentare formata nel 1969 e divisa nelle conclusioni: i parlamentari di maggioranza attribuirono al Piano un carattere difensivo, mentre l’opposizione lo definì “Episodio di assoluta gravità, di piena illegittimità, di pericolosità rilevante per le istituzioni”. Era certamente un evento diretto a condizionare la politica italiana, tanto che Moro ne scrisse: “Il tentativo di colpo di Stato nel ’64 ebbe le caratteristiche esterne di un intervento militare, secondo una determinata pianificazione dell’Arma dei carabinieri,infine per portare a termine una pesante interferenza politica rivolta a bloccare o fortemente ridimensionare il centrosinistra, ai primi momenti del suo svolgimento. Questo obiettivo politico era perseguito dal Presidente della Repubblica Segni, che questa politica aveva timidamente accettato in connessione con l’obiettivo della Presidenza della Repubblica. Ma a questa politica di centrosinistra era contrario, come lo era alla mia persona.”. Scrive il consulente della Commissione Stragi Giuseppe De Lutiìs: "I servizi segreti, nel loro complesso, e tranne lodevoli eccezioni, hanno condotto in particolare tra il '64 e l'81, una serie di attività a tutela dell'illegalità. Questi interventi si sono sostanziati nel sabotaggio di istruttorie volte alla scoperta dei responsabili delle stragi, mediante la procurata fuga all'estero di presunti responsabili delle stragi, la distruzione di reperti utili alle indagini sulle stesse, il reperimento di falsi testimoni o supertestimoni con lo scopo di condurre i magistrati che indagano sulle stragi verso obiettivi depistanti nei confronti di una ricerca della verità. Dall'esame di questa attività si possono trarre due considerazioni. Una, è che in nessun caso le illegalità furono perpetrate da soli subalterni. La seconda, che in tutti gli episodi venuti alla luce il direttore del servizio era, a vario titolo, coinvolto". Consiglio la lettura di Noam Chomsky, uno dei più noti linguisti del XX secolo, professore di linguistica e filosofia al MIT di Boston. Chomsky sottolinea che il gregge, le masse popolari, vengono convocate solo in tempo di elezioni per tenere viva nelle pecore l’impressione di vivere in democrazia e non in uno stato totalitario. Una volta (ri)eletta la classe specializzata, il branco ritorna spettatore, anzi rimane stupido o obbediente e passivo, da trattare nuovamente come un bambino, già per definizione irresponsabile, incapace di conoscere il proprio bene. In realtà, argomenta il C., il branco era stupido anche prima delle elezioni, per cui è d’uopo guidarlo: occorre orientarne il consenso, operazione che consiste essenzialmente nell’addomesticarlo per il tempo ritenuto necessario. La maggioranza della gente è guidata da emozioni e impulsi: il branco selvaggio deve essere mantenuto confuso. Coloro che possiedono razionalità devono suscitare emozioni necessarie e sovrasemplificazioni emozionalmente potenti per tenere gli ingenui sulla retta via. Ciò è diventato parte essenziale della scienza politica contemporanea. Il nostro autore osserva, inoltre, che per mantenere dei rapporti così profondamente radicati nella menzogna, occorre falsificare completamente la storia; altro scopo raggiunto mediante il controllo dell’istruzione pubblica. Si avranno in tal modo sempre a disposizione argomenti per giustificare qualsiasi azione che la classe specializzata intenderà intraprendere. Nel 1965 il SIFAR, servizio segreto deviato, viene sciolto, almeno di facciata. Con un decreto del Presidente della Repubblica, il 18 novembre 1965, nasce il SID (Servizio Informazioni Difesa), che del vecchio servizio continuerà a mantenere uomini e strutture. Il comando del SID venne affidato all'amm. Eugenio Henke, molto vicino al ministro dell'Interno dell'epoca Paolo Emilio Taviani, democristiano. Sotto la gestione Henke -in carica fino al 1970- prende avvio la ‘Strategia della Tensione’: lo scopo è creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario (l’espressione viene coniata dal settimanale inglese The Observer, nel1969). La Strategia ha come primo, tragico risultato la strage di Piazza Fontana; è il 12 dicembre 1969. Anni dopo, della strategia, parlerà Francesco Cossiga: “Lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...Lasciarli fare (gli universitari, n.d.r.). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio". Valerio Fioravanti, condannato come autore della strage di Bologna , ebbe a dire : “Noi siamo all’ergastolo, loro al governo…” . Durante un’intervista rilasciata a Renato Farina nel 2010, Cossiga rivelò: “I Servizi americani temevano l’invasione sovietica con un alto grado di probabilità. Desideravano il controllo della destra nelle zone che avrebbero, in caso di guerra, costituito il retroterra del fronte. Gli americani volevano una sequenza di attentati che facessero pensare ad un attacco concentrico di forze eversive; per questo motivo coinvolsero gli anarchici.”. Il terrorista-collaboratore di giustizia Roberto Cavallaro ammise che nella primavera del 1973 “Esisteva un progetto di colpo di stato” capo del quale sarebbe stato Giulio Andreotti, finanziato da Michele Sindona e fiancheggiato dal generale americano Johnson. Avrebbero fatto una riunione alti ufficiali NATO italiani e americani a Vicenza. “E’ certo che Andreotti voleva fare un colpo di stato.”, concluse Cavallaro.
Oggi è assodato che i servizi segreti furono coinvolti nel caso Moro, in quei 55 giorni che trascorsero fra il sequestro del presidente della DC da parte di un commando delle BR e l'uccisione dell'uomo politico (9 maggio 1978). Accaddero una incredibile serie di misteri, coincidenze, buchi nelle indagini che ebbero l'effetto di agevolare il compito dei brigatisti, al punto da far pensare che il sequestro Moro fosse stato ispirato, e in qualche modo teleguidato, da qualcuno che nulla aveva a che fare con i brigatisti puri.

Era ministro dell'Interno sempre l'on. Cossiga. Durante il rapimento Moro venne costituito un comitato di crisi presso il ministero dell'Interno, comitato che risulterà composto tutto da aderenti alla P2; Gelli operava con un proprio ufficio presso la Marina Militare. Gladio, l'organizzazione paramilitare clandestina italiana (di tipo stay behind: ‘stare dietro’, ‘stare in retroscena’, promossa dalla NATO nell'ambito Operazione Gladio e organizzata dalla CIA per contrastare l’ipotetica invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture) era mobilitata.
Tra gli esperti chiamati da Cossiga per il comitato di crisi nei giorni del sequestro, c'era Steve Pieczenick, del dipartimento di Stato americano. Cossiga lodò il consulente americano, ma nulla disse dell’attività svolta da Pieczenick che, in un documento di cui esiste copia presso l'ambasciata americana di Roma, così si esprimeva: "E' essenziale dimostrare che nessun uomo è indispensabile alla vita della Nazione". Pare, insomma, che Piecznick fosse interessato più alla svalutazione di Moro nella politica italiana che alla sua liberazione.Un altro consulente di Cossiga, Franco Ferracuti, criminologo, piduista e collaboratore della CIA, con la sua perizia convinse gli Italiani che il Moro che scriveva dal carcere brigatista era "fuori di sé" e che , di conseguenza, non andavano presi in considerazione i suoi scritti contenenti, invece, preziose indicazioni sulla sua prigionia e sui suoi carcerieri. L’episodio ricorda ciò che investì Giovanni Falcone con la diffusione delle lettere del Corvo, mirate a denigrare il Magistrato prima dell’attentato all’Addaura. Le parole che Aldo Moro scrisse dal carcere delle Br sul futuro Capo dello Stato: "La posizione gli era evocata per suggestione e in certo modo, inconsapevolmente imposta…Insomma, non era persuaso ma subiva. Forse se gli avessi potuto parlare l'avrei bloccato, invece è rimasto con la sua decisione sbagliata che gli peserà a lungo". Nominato sul finire del 1962 comandante generale dell'Arma dei Carabinieri quindi costretto a lasciare la guida del servizio segreto, De Lorenzo mantiene comunque il controllo del SIFAR, facendosi sostituire nell’incarico dal fedelissimo Egidio Viggiani. Anche gli altri posti chiave vengono occupati da fedelissimi del De Lorenzo; Giovanni Allavena - responsabile sia dell'ufficio D (informazioni) che del CCS (controspionaggio) ed in seguito egli stesso ai vertici del SIFAR- e Luigi Tagliamonte che assumerà il doppio (e incompatibile) incarico di responsabile dell'amministrazione del SIFAR e capo dell'ufficio programmazione e bilancio dell'Arma. Quando a Milano, in piazza Fontana, nella sede della Banca nazionale dell'agricoltura esplose la bomba, si era in pieno ‘autunno caldo’. Per le forze di polizia, la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, era la naturale conseguenza dell'atmosfera sociale di ribellione contro la società borghese. Gli anarchici vennero accusati di avere approfittato del disordine del '68 per fomentare la violenza sovversiva e l'anarchico Valpreda fu indicato come colpevole.
L'anarchico Pinelli venne suicidato dai piani alti della Questura di Milano, dove era stato condotto dal commissario Calabresi. Un anno dopo ci fu l'incriminazione ufficiale di Franco Freda e Giovanni Ventura, l'uomo nazista dei servizi segreti. L'ipotesi accusatoria fu che i neofascisti avessero commesso la strage, predisponendo in precedenza tutta una serie di indizi accusatori contro Valpreda, di cui conoscevano tutte le mosse, per avere infiltrato nel circolo anarchico ‘23 Marzo’ Mario Michele Merlino. Indagini compiute negli anni a seguire hanno dimostrato che il SID e l’Ufficio Affari Riservati si sono serviti non solo di personaggi di destra estrema ma anche della sinistra radicale. Si pensi a Marco Pisetta e a Duccio Berio dell’Hyperion ma anche al tentativo fallito fatto da D’Amato per indurre Adriano Sofri ad eseguire attentati mortali in cambio di cospicue somme di denaro. Vi sono certe Nazioni d’Europa in cui l’abitante si considera una specie di colono indifferente al destino del luogo da lui abitato. Quando le Nazioni sono arrivate a questo punto, bisogna che esse modifichino le loro leggi e i loro costumi. O che periscano, perché la sorgente delle verità pubbliche vi si è come disseccata; vi si trovano dei sudditi schiavi, ma non più dei cittadini degni di verità e giustizia, scriveva lo Storico Alexis de Tocqueville.
È’ indiscutibilmente più conveniente frastornare la Massa tramite i mezzi popolari, retribuendo un gruppo di giornalisti mercenari e altrettanti moderatori televisivi, anziché dover piazzare un poliziotto a guardia di ogni casa. Oggi in troppi, dietro sontuose asserzioni di libertà, pace e democrazia, occultano gli istinti più bassi. Allo spettatore attento che osa sporgersi oltre la cortina fumogena di falsità e distorsioni diffuse a piene mani dai mezzi d’informazione ritenuti, dai più, indipendenti; si rivela un mondo. IL Mondo, in tutti i sensi. Viaggi e vissuti oltreoceano mi hanno insegnato, non senza un’acuta e costante sofferenza etica che si protrae; che la realtà è molto lontana da ciò che viene ostentato, ben infiocchettato, a noi europei. Qui, dove continuano a pascere gl’illusi dalle ombre e i richiami della Caverna. Ma il sole è –ed è sempre stato- fuori. Abitiamo un mondo plagiato da consumo e ignoranza, in un profondo oscurantismo dove un incantatore di serpenti può operare indisturbato e idolatrato dalle folle, dove un tracollo finanziario basta a giustificare suicidi e violenza in crescita, dove il vero talento, il genio, quasi creano sconcerto, tanto si è assuefatti alla mediocrità imposta dai Media. Occorre aprire gli occhi e noi per primi, aprirli al vero Sole; abbandonare le Ombre che, nel quotidiano, ci vengono somministrate per frastornare gli spiriti più deboli, per non pensare che si, esiste una uscita dalla caverna imposta; ma va voluta, e cercata. Occorre informarsi costantemente attraverso le Fonti più disparate, leggere criticamente e confrontare, riflettere, conoscere e pensare ancora, insegnare ai nostri figli –e tutte le nuove generazioni sono figlie nostre- attraverso il nostro esempio di vita: è fondamentale preparare i ragazzi su una esistenza che è dono che va meritato e senza scorciatoie, che spesso il sacrificio è necessario ad un fine più alto. Non dovranno temere la Politica ed il Fare Politica: ché Tutto, attorno a Noi, è Politica, e non va confusa con le azioni di menti distorte dall'ambizione. Vero è che mai, come oggi, si è attentato in modo così evidente alle conquiste della civiltà: democrazia, libertà, giustizia. Come si può parlare di ‘verità storica’, quando chi doveva trasmetterla ha manipolato tanto abilmente le fonti da impedire un minimo di chiarezza?. Ciò che si può e si deve fare in questi casi è affidarsi a una libertà di coscienza, essere per la scelta e non per il dover essere, non giustificare il vittimismo, mai avanzare l'idea illusoria che il vittimismo possa rappresentare un valore. John Swinton (1829-1901), già redattore capo del New York Times, nell’emblematico discorso di commiato dai colleghi, tenuto durante il banchetto dell’American Press Association, ebbe modo di dichiarare: “Una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io. Nessuno di voi oserebbe scrivere le proprie opinioni e già sapete anticipatamente che se lo facesse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti, altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità (“Dire la verità non è uno dei dieci comandamenti”, sosteneva David Finn, uno dei titolari della Ruder & Finn nel pezzo ‘Perché mentiamo’, n.d.a.), di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so pure io. E allora che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?. Noi siamo arnesi e vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali.”.

Abbiamo a che fare con media controllati dall’indiscusso imperialismo statunitense, complici di crimini, di colpi di Stato, di rapina contro i popoli e le nazioni indipendenti, di artifici e inganni. Media a costruire, Storia insegna, opinioni favorevoli anche a una guerra; capaci di renderla, dopo aver conquistato l’opinione della Massa, un evento banale, e questa si, leggo come antitesi di ogni depravazione.


I nostri figli, ciò che forse noi avremmo voluto o dovuto essere, non dovranno abbassare gli occhi se non dinanzi ai più umili, e per sostenerli, e dovranno dubitare di quanti non dubitano; custodire il diritto al Pensiero non è mai sacrificio troppo grande di fronte alla conquista della Conoscenza che si fa consapevolezza. Ma quanti l'hanno ricevuta in dono hanno responsabilità indiscutibili, mirate ad un autentico progresso sociale.












Approfondimenti consigliati, Fonti:




Aldo Moro - ultimi scritti, a cura di Eugenio Tassini

Eversione di destra, terrorismo, stragi, di Vittorio Borraccetti

Fotti il Potere, Francesco Cossiga e Andrea Cangini

L’Italia del Novecento, Indro Montanelli e Mario Cervi

Autobiografia, Henry Kissinger 

La Strage: atto di accusa dei giudici di Bologna, a cura di Giuseppe de Lutiis, prefazione di Norberto Bobbio

Cossiga mi ha detto. Il testamento politico di un protagonista della storia italiana del novecento, di Renato Farina

Operazione Condor, di Stella Calloni

La Repubblica delle Stragi Impunite (i documenti inediti delle stragi di sangue che hanno sconvolto il nostro paese),  di Ferdinando Imposimato

La strategia del depistaggio, di Vincenzo Vinciguerra

Corriere della Sera, 14 dicembre 1969

Corriere della Sera, 17 dicembre 1969

La Repubblica, 3 maggio 1997

Ti ricordi di Piazza Fontana? Di Nicola Magrone e Giulia Pavese

Interrogatorio alle Destre, di Michele Brambilla

Treccani Storia, Informazione Politica, Informazione Contro










2 commenti:

  1. Che dire, Giovanna? un'analisi ponderosa, assolutamente lucida e insieme appassionata, documentatissima, che trasuda antiretorica e anela dignità. Qua e là ho anche copiato alcuni passaggi, spero non ti dispiaccia vista l'assonanza ideologica e comunione di intenti (adesso la retorica la sto facendo io! :) Sai, cara? oggi mi sento meno solo! :)

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  2. Rammento una discussione che ebbi, qualche anno fa, con la maestra di uno dei miei figli. La signora si lamentava con me perché il bambino "Non era come gli altri", quindi male educato; lei voleva -e lavorava fermamente affinché accadesse- che tutti i piccoli allievi ragionassero col suo criterio, che era lo stesso del libro di testo adottato, cambiato ogni anno. Se un bimbo osava inventare ciò che prima non avevano 'inventato' lei e il libro, veniva punito o reso più fragile, insicuro: i richiami al bambino erano oramai all'ordine del giorno, e davanti all'intera classe."Tu ragioni male", "Sei diverso" e ulteriori amenità che ti risparmio. Ah, quanti danni creano alla Società certe menti deviate, quando impongono il vizio a quanti non in grado di sostenere un confronto; e non mi riferisco soltanto ai bambini. Credimi, amico mio e compagno di cammini impervi: non sei e non siamo mai stati soli; questa è la forma mentale impostaci da sempre, ovvero "La società è questa, tu per esserne parte degna DEVI pensare in questo modo. Devi comprare (consumare), bere ciò che è stato vomitato da altri. Non importa che tu sia. Essere deve rappresentare la tua ultima preoccupazione.". Macchine dunque, prodotti in serie. Gregge che necessita del pastore di turno, scelto da terzi ovviamente. Ma la vera luce è sempre stata fuori dalla caverna, anche quando non riuscivamo a vederla. Un dovere ora, come m'insegni, cercare d'illuminare il cammino per quanti verranno, e a volte basta una fiammella, per scatenare l'incendio. Con affetto, buona giornata Antonello.

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