lunedì 10 aprile 2017

Così nacque Natura







Avevamo appena fatto l’amore. Ci fissavamo sazi e mai pieni, consumati dai baci e i morsi, sfiancati da quei canti ch'erano i gemiti. Come ad arrestarci in quello spazio, il tempo, fiacchi, ammantati di umori e sudori di torrido luglio, attorno la polvere e il vino e un canto salmastro, lontano, di rondini al pascolo. In pace ora che, angeli caduti, avevamo ripreso ognuno l’ala sua, stesi in un letto troppo piccolo per l’oceano e i suoi furori, abbandonati rami di ulivo alla deriva. Mi beavo di Lui, di quella mente acuta, delle mani grandi. Di quel corpo magro ch’è una mappa, e resta oggi la mia geografia più attraversata: ogni tratto, ruga o neo e ne faccio respiro unico e solo, varco o anfratto Lui, roccia fiorita,
Lui: mio.
Rammento che gli dissi “Voglio ritrarti”, e ridevamo, “...fermarci così per sempre”.
Vennero parole a prestare soccorso ma non a supplire all’immagine, fiorirono in un attimo, un istante soltanto bastò per il germoglio, un soffio di vento appena e già erano colte in grappoli di vendemmia tardiva.
Così nacque Natura, in quella sera di torrido luglio e per l’uomo che poi è diventato mio marito, per Gabriel che è purezza e Amore assieme, ‘l’Odore del mio Sempre’.




(Da ‘InFrAmmentos di Me’, autobiografico) 

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