domenica 2 aprile 2017

Il Volo di un'Aquila






Conobbi Peter Irwin Russell, grande poeta inglese in Italia dal 1983, che avevo ventiquattro anni. Dovevo intervistarlo per una rivista di letteratura per la quale, ai tempi, collaboravo saltuarimente.
Peter ammiccava da antico bohémien di 79 anni, coi suoi capelli arruffati e la barba candida, mani odorose di Gauloises (rigorosamente senza filtro) e Alfa (ne fumava ottanta al giorno), il William Lawson allungato con acqua. Cugino del Nobel Bertrand Russell, Peter stesso era autore pluripremiato, candidato due volte al Nobel per la Letteratura.
Visse, semicieco ed in estrema povertà, ignorato dalle istituzioni locali, a Pian di Sco’, col figlio malato di mente. Si spense nel 2003, una morte dovuta più a “la solitudine e l’abbandono, che per enfisema polmonare”. Con un gruppo di amici giornalisti e poeti ci battemmo a lungo, per fargli ottenere la cittadinanza italiana e i relativi favoritismi economici che la stessa comportava. Nella sua libreria -un pezzo di storia della letteratura mondiale- tra gli oltre duemila volumi potevi assaggiare, odorare gli scambi epistolari col cugino Nobel Bertrand Russell o con Ezra Pound, che il Poeta conservava gelosamente. E le discussioni politiche, le critiche sociali ad uno Stato che ignorava e continua ad ignorare Cultura ed Arte e quei poveri incoscienti che osano farle grandi nel mondo, volando oltre la rete di contenimento.
Peter fu uno dei miei Maestri, e lo fu in maniera felicemente inconsapevole. Con le mie prime, irrisorie pubblicazioni cominciavo da affacciarmi nel panorama letterario nazionale; ero una salottiera di buon talento, testarda e superba, stordita da premi letterari e sterili primi applausi, coltivavo la rabbia del riscatto di chi nasce dal niente e col niente cresce. Il vecchio Maestro mi ripeteva che ero un ‘passero con le ali di aquila’, e io ne ridevo. Un discreto talento che ancora non conosceva le sue possibilità, che preferiva volteggiare tra gli specchi. Eppoi gli anni, il tempo, gli eventi…tanti anni, e tanto dolore a piegare e piagare la ragazzina superba, prima di comprendere la portata del volo. Questo, oggi, lo ripeto ai miei allievi: siate piccoli passeri con le ali d’aquila. Non temete il volo, ovunque questo vi porterà, nella vita; che sia alto o basso non importa. Chi dice che gli uomini non possono volare? E chi dice che una montagna, una qualsiasi montagna puo’ essere più potente del volo di un uomo? Soltanto voi potrete e dovrete scegliere il vostro volo, e la vostra montagna. Quando sarai in grado di capire la portata del tuo volo, potrai dire di saper scrivere. Ma solo quando capirai quanto il nostro dono puo’ fare per cambiare in meglio la società, potrai dirti scrittore.







Nessun commento:

Posta un commento

Sulle dinamiche perverse nell’uomo: essere o dover apparire ‘umili’?. Fede ( appunti, 2018: l’irrimediabile condizione di esseri individuali come origine primordiale del dolore umano? - II )

(...) in verità mi domando: quanto ci adattiamo, attraverso un ruolo pubblico o nella vita privata, a dinamiche perverse di vit...