mercoledì 5 aprile 2017

Nel Tuo Tempo






La Sardegna è sacrilegio, è la bellezza pura che ti regala dolore perché sai che mai, mai, potrà appartenerti del tutto. E’ sangue (ed io di stesso sangue fatta), è legge e vendetta di Natura. È sacerdotesse che danzano nude attorno ai menhir e sulla pietra, nelle notti di luna piena, fregano i capezzoli per domandare quella fertilità che, a volte, ricevono in dono. E’ morti che appaiono nei sogni per indirizzare il cammino nella vita, è chiese e prelati che hanno tentato, nel corso dei secoli, di violentare una cultura quindi coprire, assieme ai nuraghi, quella Dea Madre negra, surrogata da una statuina di Vergine. È Genti orgogliose, e non sempre è un bene. Talmente dignitose da morire di fame piuttosto che domandare elemosina a uno Stato patrigno, dimentico di Meridione e i suoi tesori. E’ Terra, col suo mare, che ti richiama ovunque andrai e sarai, nel tuo Tempo. Apparterrai sempre alla Sardegna, e così i tuoi figli, e i figli dei tuoi figli. Il sardo è lingue madri, impossibili da unificare al fine di cancellarne l’identità. Ho sempre fatto in modo che la selvaticità, l’irruenza, su fogu mannu ‘e sa limba sarda, quel fuoco potente del sardo, si plasmasse con l’italiano, arricchendolo ed arricchendosi. Penetrasse il lettore di mare e passione, stordendolo: lasciandogli il miraggio, la voglia di conoscere altro, ciò ch’è specchio e ciò ch’è terra de limba e alma sarda, di lingua ed anima sarda... 




(estratto da ‘La mia Terra’, inedito. Ph. by Matteo Setzu)

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