mercoledì 20 settembre 2017

Omertà e gli ordini del cuoco di bordo







Sopravvivere di omertà?. Il marcio resta marcio amicimiei, anche se profuma di lavanda. Potrai rivestirlo con un telo finemente ricamato, o serbarlo tra una pagina e l’altra di un classico della letteratura mondiale rilegato in oro, ma resterà putrido. E pure se piccolo, invisibile quasi il maledetto, potrai introdurlo in un ambiente sterile e basterà poco perché quell’ambiente cominci a riprodurre il marcio, a puzzare, invecchiare, macchiare la tua ricercata coperta di pizzo.
Continuo a pensare che la piaga peggiore dell’italia sia, come è sempre stata, l’omertà. L’omertà che diventa incoscienza e pregiudizio, il timore della denuncia o meglio, delle conseguenze che la stessa avrebbe nel proprio micromondo, quel “...Ma cosa diranno gli altri di me?”. E’ la viltà, è il simulare, per agio, di aderire ad una festa spensierata dimenandosi, isterici, sul ponte di una nave che vedi affondare. I suonatori continuano a strimpellare, i saltimbanchi a cianciare ma Signore c’è un buco nello scafo e Bum! Affondiamo. Oh capitano mio capitano, il cuoco della nave ha preso il suo posto, impartisce ordini al mozzo ma la nave affonda e io non so nuotare. Bum.
E non c’importa ragazzi: fino a che dura l’estate, fidatevi del cuoco e delle stelle, continuiamo a suonare. Del resto perché siamo al mondo?.
Diverse volte nella vita mi è accaduto di tastare quanto certa miseria umana sia capace di agghindarsi: mi è capitato come giovane madre ferita da arma da taglio (e l’anima parcheggiata nella seconda lapide sulla sinistra del lago nero) di bussare a rotazione, chiedendo aiuto, alle porte di diversi appartamenti. Era gennaio e di domenica sera, era il palazzo in cui vivevo da anni, sentivo parlare dietro le porte e i televisori gridare, e le porte erano rimaste chiuse.
Ma io vivo in questo palazzo, Capitano...i miei bambini sono in pericolo: ci conosciamo tutti, la nave affonda e grido, perché non rispondono?. Alle domande delle Forze dell’Ordine ai proprietari era stato risposto di “...Non aver sentito nulla.”.
Mi è capitato di denunciare pubblicamente magnaccia ben ingioiellati, lì a godere di prostitute bambine, e spacciatori, quella microcorruzione tipica dei piccoli contesti sociali dove non esiste il dovere ma solo scambi di favore, preti pedofili e pseudo redazioni di quotidiano messe su per vantare sindaco e assessori di turno e Signore va tutto bene anche se la nave affonda. Mi è accaduto, in pieno giorno, di scontrarmi fisicamente con elementi oggetto delle denunce, e una divisa che doveva difendermi girava la testa da altra parte. Di trovarmi i vetri rotti e croci disegnate sui muri, minacce sussurrate ma non troppo, o camuffate da calunnia nei social. Sempre, sempre, non ho avuto paura per me ma si per chi amo e mi ama. La verità è che alla fine si diventa, come diceva un Grande mai ucciso davvero, morti che camminano.

Tra i morti, aggiungo: cosa è più mortale del nichilismo?. Semplicemente si va avanti sapendo Come ma non il Quando, aspettando il Come e cercando di farlo nel modo più dignitoso possibile. Sapendo Chi E’ e Cosa Fa il marcio; si tenta di pensarlo come un amico necessario alla terra quanto un’erbaccia, da estirpare o lasciar sviluppare in base al contesto, ai tempi, al reale pericolo che può apportare alle erbe mediche attorno.
In realtà, se ad oggi mi domandaste la differenza tra incoscienza e coraggio, non saprei dare una definizione esatta.
Ancestralmente, istintivamente più potente del naturale senso di protezione per la mia famiglia, è costantemente venuta la lotta alla corruzione, ché quando si conosce il male o si affronta o ci si lascia avvolgere, in questo non vedo vie di mezzo;
comunque consapevoli che l’urlo pubblico può e deve richiamare altre urla -l’Uno, lasciato solo, nulla è in grado di smuovere- .
In effetti a volte è accaduto che la nave si sia salvata in tempo. Più spesso, mentre il capitano se la dava a gambe, il cuoco di bordo ha scelto di affondare con l’equipaggio, gli ospiti e i saltimbanchi savi.
Ma anche questi sono i rischi del mestiere.
Il silenzio non è coraggio amici miei...l’omertà non è MAI coraggio, non è difesa e unità nelle genti, non rappresenta ‘svergognare’ il proprio luogo. E’ molto peggio; è qualcosa di più strisciante, subdolo, si nasconde dietro le tende chiuse di certe nonne già capi clan, ritorna nel sapere da bar di oggi, in un parroco, un medico o l’avvocato lobbista che tutto raccolgono dal gregge ma non possono. O non vogliono.
E’ vittima che si fa carnefice: omertà è volontà di uniformità, gregge e indifferenza ché, tanto, non è toccato a me e quanti dicono il contrario lo fanno perché la vigliaccheria è calda e trasparente; invisibile, corre nuda e inosservata.
Spesso ho domandato perdono ai miei stessi figli per il mondo nel quale li ho fatti nascere, per una corruzione che non merita di vedere Bellezza, di specchiarsi attraverso una luce emanata da terzi. Ma del resto la bellezza non è per farsi vedere...solo, meramente E’.
Con la maturità dell’oggi so che l’eterno conflitto non è vano, non è inconsistente la riluttanza culturale al giogo delle convenzioni borghesi,
a dispetto di queste mie labbra che continuano a farsi di sale come la moglie di Lot quando dissobedì, scrutando Sodoma e Gomorra. So che un domani sarà diverso, domani sarà migliore: forse più giusto o forse no, ma migliore.
Intanto fuori nevica, nevicherà a lungo; ma non moriremo di freddo Amici miei.



1 commento:

  1. ... Intanto fuori nevica e nevicherà a lungo, ma non moriremo di freddo Amici miei.

    RispondiElimina

Italia e mal governo

Quando e Se, chi governa un Paese, usa il potere per umiliare meschinamente, mediocremente i più deboli, tutti siamo più deboli; m...