lunedì 30 ottobre 2017

DAMS e Laurea in Omosessualità?







Qualche anno fa in zona Oristano, Sardegna, venne fondata da due gatti e un’aspirante volpe una Università della Felicità, ovviamente a pagamento. Isola in ginocchio per fame, licenziamenti e disoccupazione (ricordiamo che la zona del Sulcis, ad oggi, risulta essere la più povera d’Italia), eppure si propose al gregge una vera e propria Laurea in Felicità: “Siate felici e tutto passa”. E non importa Come. Non una Laurea in ‘Realtà politico sociale della Sardegna’ ad esempio; ché tutto è politica del resto ed ignorarla (come la maggioranza degli italiani fa) significa disinteressarsi di società e vita, ergo di ciò che lasciamo in eredità, nel bene come nel male, alle nuove generazioni. ‘Laurea in Felicità’; ovvero come distruggere menti già plagiate. Come se l’ultimo ventennio, in Italia, non abbia già rappresentato un’illusione di benessere, una caccia all’apparenza, all’avere e non all’essere. I risultati di questi anni infami sono, ad oggi, sotto gli occhi di tutti, e lo saranno a lungo purtroppo.
Mi sono domandata varie volte, sorvolando sulla sterile castroneria della Laurea Felice, quante cose si sarebbero potute realizzare, concretamente e in arida terra sarda, col soldo dato al pseudo docente di turno, lì a filosofeggiare sulla schiena dell’ingenuotto.
Oggi leggiamo che il DAMS di Torino ha annunciato l'introduzione di un corso di insegnamento per l'anno accademico 2017/2018 dedicato alla Storia dell'Omosessualità (partirà il 23 aprile,con la docente Maya De Leo); pare che il corso, e per fortuna dico io, sia l’unico al mondo.
Ora, sorvolando sulle consuetamente inopportune sparate omofobe di Forza Nuova, Adinolfi & C. mi dico e vi dico: la scuola italiana di ogni ordine e grado cade fisicamente e moralmente a pezzi, i testi vengono vergognosamente censurati delle menti più pensanti, peggio se donne, ai nostri ragazzi viene insegnato che la letteratura italiana è scritta da Volo o Moccia, e a comunicare coi cellulari. Insegnanti sottopagati o a spasso, ignoranza diffusa.
E non mi pare che esista una storia dell’eterosessuale, semplicemente perché E’ come è sempre stata. Pure, non vedo l’urgenza di montare carri allegorici coi deretani al vento, per dimostrare che l’omosessualità esiste. Come non ne vedo necessità per gli eterosessuali. L’omosessualità è già storia ed è presente, semplicemente E’.
Il rischio che si corre, a mio parere, è di ridicolizzare la normalità: accentuare, creare la differenza rappresenta, in realtà, voler fare la differenza; sentirla e imporla anche nei contesti dove passa inosservata, rispettata oppure no, comunque in Natura.
Penso che ciò che occorre è lavorare politicamente sull’ignoranza, ovvero su una cultura di integrazione e accettazione ma non del diverso -ché l’omosessuale per me NON è 'diverso'-, bensì di ciò che è e rappresenta, semplicemente e da sempre, Natura. Solo chi conosce non teme, e nella Penisola ancora in troppi pensano che l’omosessualità sia una malattia. Tristi retaggi religiosi, pregiudizi...troppi, ancora troppi da abbattere nella provinciale Italia.
E che certa stampa politicizzata non regali costante voce ai focolai omofobi; è in questi binari che corre il pericolo dell’emulazione.
Sta al Lettore riflettere ancora una volta senza perdere di vista sempre e comunque l’etica: tutti siamo Uomini, uguali e di uguali diritti, le razze non esistono e nemmeno confini e muri, se non quelli eretti dallo stesso uomo.



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