martedì 3 ottobre 2017

...E lo re diceva: mangiate pollame









“Quando la gente non avea farina, lo re diceva: mangiate pollame.” (da ‘C'era una volta’, 1849, di Francesco Dall'Ongaro). ‘L’assassinio di Marat’ è Opera che adoro, del pluripremiato artista Jean-Joseph Weerts (1846-1927), enfant prodige dell’Arte francese. V’invito ad ammirare i tocchi robusti di colore, quei giochi erotici tra ombra e luce, i volti inferociti del popolo che placa, finalmente, la fame di giustizia trovando apogeo della catarsi nella girondina Charlotte Corday, appena macchiatasi del sangue del rivoluzionario Jean-Paul Marat, straziato tra i suoi scritti oramai inutili. Si noti il dettaglio -che trovo prezioso- del lume al centro della scena, poggiato alla parete, troppo modesto per donare ragione al popolo, e comunque rivolto verso l’assassina e la vittima. Si miri l’aurea quasi angelica che l’artista dona alla nostra protagonista e l’avvolge (e qui ce ne fa intuire, del Weerts, l’autentico pensiero politico), la differenza tra quel velo luminoso e la passionale violenza del rosso, nero e blu che fanno del popolo eccitato un unico grido. Lo smarrimento della giovane donna che pare sussurrare ai detrattori: “Sono stata io ma forse non sono io, qui ed ora...ho avuto il coraggio, IO...IO l’ho fatto!”.
Marat era giornalista, medico, rivoluzionario francese di origini sardo-svizzere: suo padre era Giovanni Mara, ex frate dell’Ordine di S.Maria della Mercede, nato a Cagliari attorno al 1705. Il cittadino Marat nasce a Boudry il 24 maggio 1743. Anche detto l’amico del popolo (da ‘L’Ami du peuple’, giornale che fondò nel 1789 atto a ribadire le sue posizioni radicali) e ‘martire della libertà’, Marat pubblicò articoli profondi, sferzanti, attraverso i quali incitò il popolo francese al pensiero, alla conoscenza, a ribellarsi contro la fame quindi la politica corrotta, i girondini dominanti. Nel 1792 diviene presidente del Club dei Giacobini.
Il 7 giugno 1793, la Convenzione epurò ventitré girondini, portando alla formazione di un forte governo giacobino. Il 13 luglio 1793, Marat viene assassinato nella sua vasca da bagno dalla girondina Charlotte Corday, giovane donna di Caen, convinta di vedere nell’uomo un traditore degli ideali della Rivoluzione. Per Marat, solo il popolo nella sua interezza è il vero sovrano, detentore di potere assoluto e illimitato che, quando il popolo non può esprimere direttamente, lo delega ai suoi rappresentanti, i quali devono tuttavia avere un'autorità limitata e revocabile: altrimenti i deputati, divenuti “padroni assoluti del potere, potrebbero a loro piacimento sopprimere i diritti dei cittadini, attaccare le leggi fondamentali dello Stato, rovesciare la Costituzione e ridurre il popolo in schiavitù”.
I principali effetti della rivoluzione francese furono, nell’immediato, l'abolizione della monarchia assoluta, la proclamazione della repubblica con l'eliminazione delle basi economiche e sociali del cosiddetto Ancien Régime (‘antico regime’) quindi l'emanazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, fondamento delle costituzioni moderne.
















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