venerdì 29 dicembre 2017

Su una riapertura dei manicomi







Ero ancora una bambina, e la schizofrenia di mia madre cominciava ad avere la meglio su di lei. Rammento i suoi ‘fantasmi’ sempre presenti, la violenza fisica e verbale, l’odio verso la famiglia, i tentativi di suicidio, i rifiuti delle cure e certi, orribili, ricoveri coatti. Leggo, la notizia è di questi giorni, dell’ennesimo caso di figlio malato di mente ‘curato’ in casa, che stermina la famiglia di origine. Tutto il paese sapeva di quel ragazzo ‘invisibile’, ma tant’è. Anche il parroco pare abbia giustificato, davanti ai microfoni, la Comunità distratta nei confronti del malato e la sua famiglia: “Si erano isolati e la gente li ha abbandonati, è comprensibile”. I servizi sociali, come oramai è trista consuetudine, “Non sapevano”.
Individualismo, indifferenza: le vere malattie della società dell’oggi.
Poi si sa; in una famiglia particolarmente unita basta che un solo membro si ammali perché anche gli altri seguano a ruota, vuoi per impotenza e vuoi per sofferenza, vuoi per quei sensi di colpa -sovente ingiustificati- indotti da una società non in grado di sostenere ‘il diverso’,
comunque il più debole.
Ogni paziente è, prima di tutto, un essere umano. Penso che, politicamente, si debba finalmente riflettere e legiferare su una riapertura dei manicomi (era l’anno 1978, quando la legge Basaglia -180- ne decretò la chiusura); lo sbaglio non sono i ‘lager dell’orrore’ ma l'evidente incompetenza, la radicata corruzione di quanti li fondano e conducono nel generale, statale disinteresse, operatori che dovrebbero assistere il malato e non violentarlo nell’animo come nel corpo.
E’ fondamentale lavorare non sulla segregazione ma sull’ospitalità, su una cura adeguata e sopratutto prolungata, quando il caso richiede.
In Italia si contano poco più di 700 Centri di salute mentale, di cui solo 16 attivi 24 ore su 24. Si rammenti che l’ipotesi di riapertura di un nuovo genere di manicomi, con strutture extraospedaliere ad hoc destinate a ‘pazienti che necessitano di trattamenti sanitari per tempi protratti’, è contenuta nel testo base di riforma della legge Basaglia.
Una famiglia non basta per curare; spesso si condanna un intero nucleo al disagio sociale, all’esclusione, alla malattia: l’amore, purtroppo, non basta per guarire. Troppo spesso il diritto alla salute mentale non è riconosciuto o garantito sul territorio;
le famiglie devono essere aiutate nell’aiutare.
“...La Legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
(Art. 32 Costituzione it.)



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