martedì 7 agosto 2018

Il giovane aspirante scrittore e il vecchio, saggio scrittore







C’era una volta un giovane aspirante scrittore che si rivolse ad un noto, vecchio e saggio scrittore per domandare un giudizio puro sui suoi scritti. 
Lo scrittore, troppo amante della verità, comunicò al giovane che quei racconti, a suo parere, erano merda. 
“Lascia la strada, non è la tua”, intimò il vecchio scrittore
“Ma è la mia vita... Mia madre è morta da poco e...”
“Non puoi sostituire tua madre con la scrittura. La letteratura non è catarsi.”
“Non ho altro che la mia scrittura, Maestro...”. 
Il giovane aspirante scrittore, che aveva appena vinto due premi letterari molto noti nella sua regione, e per le cui spese di segreteria aveva versato ben ottantacinque euro, aveva fatto spallucce pensando che, sicuramente, quel poveraccio del vecchio scrittore aveva espresso quel giudizio per...Chessò...Gelosia?. O forse invidia...Certo: invidia. Per la sua gioventù, per l’immensa bravura del giovane scrittore che, presto, avrebbe messo in ombra il vecchio scrittore.
Lo scrittore, assuefatto a vita e miserie umane, aveva riso ma non troppo, indovinando i pensieri del ragazzo...In fondo, anche lui era stato giovane e talmente...Così...Così effimero. 
Ma lui aveva il dono, aveva cogitato il vecchio scrittore; lui aveva il talento. 
Ora che sarebbe accaduto all’aspirante scrittore se in mano alle persone sbagliate? Agli interessi sbagliati. Illusioni e dolore, strumentalizzazioni e, su tutto, nuova carta straccia, acritica e apolitica e nemmeno ben scritta, ricreata dall’editor/ghost writer di turno. Vuoto a perdere regalato alla massa, già troppo confusa da certa merda spacciata per letteratura.
Dunque il vecchio scrittore, arrivato in cima ai suoi pensieri e ritornato,
la sputò, e più duro: “Questa non è la tua strada, ragazzo. Nella tua vita potrai divenire il migliore tra gli impiegati o il più premiato raccoglitore di carciofi del mondo, ma non uno scrittore. 
Non basta conoscere la grammatica o frequentare mille ‘scuole di scrittura’, per essere scrittori.”.
Il mattino dopo il Grande Scrittore venne a sapere, con profondo sgomento, del suicidio del ragazzo. Si pentì dei suoi consigli poi non si pentì,
questo non so dirlo. Ma pianse il ragazzo e ancora, a volte ma solo a volte, lo piange.
Una piccola, modesta storia per descrivere il nostro Oggi; il Qui, l’Ora.
Penso, credo che lo sdoganamento della pubblicazione, aperta a tutti e, in realtà, a nessuno, renda se possibile ancora più complesso l’attuale panorama letterario nazionale. Non a caso parlo di panorama letterario e non di mercato librario ché di commercio, sempre e comunque, una casa editrice si occupa e per mestiere. La scelta dello scrittore è sempre una, e non sta nel mezzo: pubblicare con la grande casa editrice ergo essere pronto, spesso, a censurarsi e per contratto, o pubblicare libero da ogni vincolo pena quella minore diffusione dell’opera oggi certamente alleviata, nel bene come nel male, tramite l’utilizzo dei social. 
Il discorso è questo, amici miei: non si entra in sala operatoria per rubare il bisturi al chirurgo e nel bel mezzo di un intervento. 
Continuo a domandarmi, e resta ovviamente domanda retorica questa mia, perché tutti pretendono di poter scrivere un libro, quanta superbia spinge un uomo –fragili, troppo umani!- a credere di poter pilotare un aereo senza un brevetto di volo. 
Persone che non leggono o meglio, che non sanno leggere; questo è evidente. Perché se leggessero, opere valide intendo, si renderebbero conto della merda partorita e -forse e comunque mi auguro- la vergogna o un minimo di autocritica assalirebbero per impedire il peggio. 
Discorso da estendere ad ogni forma di Arte, lapalissiano.
E’ chiaro che questi elementi non sono in possesso di un parametro di misura in una società, quella nostra, dove tutto e il contrario di tutto viene ritenuto Arte. Arte o pseudo tale ‘criticata’ da incompetenti e/o ambiziosi, sepolcri imbiancati la cui parola, in realtà, vale meno di quella del coltivatore di carciofi più premiato al mondo. 
Il dilemma costante è dunque questo: dire o non dire?
Responsabilità civile, etica dell’Artista.
Divulgare e lasciar propagare la merda, per non offendere la casa editrice che fornisce lavoro o il nipote dell’onorevole, oppure fermarla sul nascere?
L’onestà intellettuale c’impone la scelta della cruda realtà sempre e comunque.
Ma smorzare i sogni di un giovane aspirante scrittore che ha deciso di divenire scrittore, sedotto e mai abbandonato dai film a tema, le interviste, le cattedre, le ragazzine dalla mutanda calante e...E...?
Il tempo porta alla luce tutto, penso e spero. Tutto considerato, domani è un altro giorno; a conti fatti è la legge della Natura eccetera eccetera: va avanti il più forte, le meteore più vengono che vanno eccetera eccetera. 
E se in questo frattempo altri giovani si bruciano?. Ebbene comprenderanno, forse, che a questo mondo il pesce grande mangia il più piccolo, che certi sogni sono fatti per restare desideri e...E... . Innegabile problema è che queste pubblicazioni aperte ‘proprio a tutti’ (eticamente non differenti, ovvio, dalla pubblicazione per la grande casa editrice, grazie al favore dell’amico del cugino di...) 
continuano a concimare il già fertile sottosuolo dei ‘grandi’, anonimi e innumerevoli –per altri dettagli inoffensivi- ‘ambasciatori della letteratura italiana nel mondo’: quelli che neppure sanno leggere poesia, che in realtà non sanno cosa è la vera letteratura, e non lo vogliono sapere.
Persone comunque in grado di creare proseliti incantati –e incartati, mi si passi l’ironia- dalla carta da parati, coloro non in grado di grattarla per vedere cosa c’è dietro, quindi di farlo vedere. 
Il pericolo più grande lo profetizzo per quei giovani di autentico talento che, malauguratamente, incrociano la strada dell’imperatore vestito del suo grottesco.
Loro e solo loro, quei giovani col Dono e da proteggere, spesso bruciati prima del tempo. 






Approfondimenti consigliati, a tema: https://giovannamulasufficiale.blogspot.com/2014/09/disquisizioni-su-corruzione-editoriale.html
*Immagine by Glynn Adams





1 commento:

  1. ...Il discorso è questo, amici miei: non si entra in sala operatoria per rubare il bisturi al chirurgo e nel bel mezzo di un intervento.
    Continuo a domandarmi, e resta ovviamente domanda retorica questa mia, perché tutti pretendono di poter scrivere un libro, quanta superbia spinge un uomo –fragili, troppo umani!- a credere di poter pilotare un aereo senza un brevetto di volo.
    Persone che non leggono o meglio, che non sanno leggere; questo è evidente. Perché se leggessero, opere valide intendo, si renderebbero conto della merda partorita e -forse e comunque mi auguro- la vergogna o un minimo di autocritica assalirebbero per impedire il peggio.
    Discorso da estendere ad ogni forma di Arte, lapalissiano...

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